
La revoca delle sanzioni alla Russia, decisa dal presidente statunitense Donald Trump dopo un accordo con Vladimir Putin, non sarà sufficiente a risolvere la carenza di diesel negli Stati Uniti e nel resto del mondo. Analisti ed esperti del settore individuano la causa principale delle difficoltà del mercato nella prosecuzione della guerra in Medio Oriente, che ha ridotto la produzione nell’area e intaccato le riserve.
Secondo un rapporto degli analisti di Bloomberg, l’arrivo di carburante russo potrebbe contribuire soltanto a «raffreddare i prezzi». Inoltre, la Russia potrebbe non essere in grado di esportare materialmente il prodotto, a causa dei ripetuti attacchi ucraini alle sue infrastrutture. Gli esperti osservano anche che, pur rispettando le quantità indicate da Trump nell’accordo con Putin — 300.000 tonnellate di gasolio, altre 500.000 a novembre e 1.000.000 subito dopo — l’aumento dell’offerta resterebbe modesto: gli Stati Uniti, da soli, consumano 3,7 milioni di barili di diesel al giorno, a fronte di una produzione di 5,3 milioni. Per gli analisti di CIBC Private Wealth, i barili promessi potrebbero sostenere il mercato, ma potrebbero anche non arrivare; inoltre, la quantità potrebbe rivelarsi insufficiente e le consegne tardive. L’effetto sui prezzi, quindi, potrebbe essere temporaneo. TD Securities segnala inoltre il rischio che le raffinerie russe, danneggiate dagli attacchi ucraini, non riescano a raggiungere gli obiettivi previsti dall’accordo.
A settembre e all’inizio di ottobre, i prezzi del diesel Ice hanno registrato una media di 195 dollari al barile, oltre il doppio rispetto ai livelli di gennaio e febbraio, prima dell’inizio della guerra in Iran. L’aumento era stato significativo già prima del divieto di esportazione imposto dalla Russia a luglio. Secondo le stime di Bloomberg, la ripresa delle esportazioni potrebbe ridurre le quotazioni soltanto del 15%.