
Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) si è dichiarata estranea alla trattativa per Mts, la piattaforma di Euronext dedicata alla compravendita dei titoli di Stato di vari paesi europei, Italia inclusa. Un portavoce del gruppo presieduto da Dario Scannapieco ha affermato: “Non siamo coinvolti in alcuna operazione”.
Questa netta smentita è giunta a pochi giorni di distanza dalle prime notizie diffuse dall’agenzia Bloomberg, la quale aveva suggerito che il governo potesse essere interessato all’infrastruttura che gestisce l’acquisto all’ingrosso di bond sovrani emessi da oltre 30 stati. Secondo diversi analisti, la Cassa, che detiene una quota dell’8,23% in Euronext, sarebbe stata il veicolo attraverso il quale l’esecutivo avrebbe potuto tentare un’operazione di acquisizione. La Caisse des Dépôts et Consignations francese è l’altro principale azionista con una quota paritetica.
Mts è considerata un asset prezioso da Euronext, generando annualmente ricavi vicini ai 200 milioni di euro e una redditività del 65%. Per questo motivo, il gruppo che gestisce le borse di Parigi, Milano e Amsterdam ha rapidamente cercato di placare le preoccupazioni del mercato in seguito alle prime indiscrezioni. “Mts è un elemento strategico per le attività di Euronext e siamo pienamente impegnati nel suo sviluppo continuo”, ha ribadito Palazzo Mezzanotte.
Una fonte vicina alla vicenda ha commentato con ironia: “Per concludere un affare servono un venditore e un compratore, e in questo caso entrambi erano assenti”. I dubbi espressi in Piazza Affari riguardavano anche il prezzo indicato per l’accordo, fissato a 600 milioni di euro, considerato da molti “troppo basso” per un’azienda con prospettive di crescita e volumi di transazioni quotidiane superiori a 265 miliardi. Mts è in grado di generare profitti pari a due terzi dei ricavi, contribuendo ai risultati “record” del gruppo nella prima metà dell’anno, come evidenziato dal CEO di Euronext, Stéphane Boujnah. Da qui la sorpresa tra gli ambienti di Euronext riguardo a indiscrezioni su un’operazione “che non è mai realmente decollata”.
### La piattaforma fondata dal Tesoro
Il potenziale ritorno di Mts sotto la gestione italiana avrebbe sicuramente avuto un certo appeal. Fondata nel 1988 per volontà del Tesoro, la piattaforma è stata creata per ottimizzare i costi di finanziamento per il governo di Roma. Nel corso degli anni, Mts ha ampliato la propria operatività, arrivando a scambiare un gran numero di titoli di Stato. Dopo essere stata parte del gruppo di Borsa Italiana, Mts è passata sotto il controllo di Euronext nel 2021, quando il gruppo francese ha acquisito Piazza Affari dal London Stock Exchange. Attualmente, Euronext detiene il 63% della piattaforma, mentre il restante è in mano a un consorzio di banche europee.
Le voci riguardanti un possibile interesse del governo per Mts sono emerse proprio mentre il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha espresso il suo supporto per un potenziamento della vigilanza dell’Esma sui principali mercati dell’Unione, inclusi quelli di Borsa Italiana. Durante l’Ecofin, è stato raggiunto un accordo politico venerdì, segnando un passo verso la centralizzazione europea dei controlli. Secondo alcuni analisti, le indiscrezioni sull’interesse dell’esecutivo per riportare Mts in Italia avrebbero potuto servire a “mettere in evidenza” la piattaforma in un momento cruciale per il mercato delle obbligazioni governative, che stanno affrontando nuovamente pressioni da parte degli investitori. Accettare di trasferire la vigilanza su Mts avrebbe potuto suscitare il malcontento di alcuni membri della maggioranza di governo, che avrebbero potuto sottolineare l’importanza strategica dell’infrastruttura per il debito pubblico italiano, previsto a superare il 130% del PIL entro il 2027. È irrilevante che dalla prima di novembre l’Esma sarà guidata dall’italiano Carlo Comporti.









