
Francia e Germania raggiungono un accordo cruciale per l’industria automobilistica europea
Francia e Germania hanno trovato un’intesa che sblocca due importanti questioni europee relative all’industria automobilistica. Questo accordo è il risultato di un "baratto politico" in cui Parigi ha accettato un ulteriore allentamento dei vincoli sulle emissioni di CO2 delle automobili entro il 2035, riducendo l’obiettivo di riduzione all’80%. In cambio, Berlino ha dato il via libera alla clausola Made in Eu, che prevede incentivi pubblici solo per i veicoli realizzati principalmente con componenti europei.
Attualmente, rimangono da definire solo alcuni dettagli tecnici, ma il patto è in fase avanzata e potrebbe essere annunciato già oggi o domani. In sostanza, l’accordo modifica ulteriormente l’emendamento proposto dalla Commissione europea circa un anno fa, che permetteva di mantenere il motore a combustione interna anche oltre il 2035.
Modifiche apportate
L’esecutivo europeo aveva precedentemente suggerito di superare il divieto introdotto negli anni scorsi, introducendo una certa flessibilità: invece di un taglio delle emissioni del 100% entro il 2035 per i nuovi veicoli, la Commissione, seguendo le richieste di Italia e Germania, aveva proposto di ridurre l’obiettivo al 90%, a fronte di specifiche condizioni.
I costruttori avrebbero dovuto compensare il restante 10% attraverso "crediti" ottenuti dalla vendita di auto alimentate con carburanti sostenibili e dall’uso di acciaio a basse emissioni. La Francia, che insieme alla Spagna e ad altri Paesi si era opposta a un ulteriore allentamento delle normative, è ora disposta ad accettare una modifica che avvantaggia Berlino: il taglio delle emissioni verrebbe fissato all’80%, lasciando solo il 10% soggetto alle condizioni stabilite dalla Commissione.
L’accordo con Berlino
In termini pratici, si tratterebbe di una riduzione incondizionata di dieci punti percentuali rispetto all’obiettivo stabilito dalla Commissione. Inoltre, gli obiettivi fissati per il 2030 sarebbero distribuiti su cinque anni anziché tre, come inizialmente proposto. In cambio, Berlino accetterebbe le nuove normative sul Made in Eu previste dall’Industrial Accelerator Act, che limitano i finanziamenti pubblici, tramite appalti o incentivi, alle automobili con almeno il 70% dei loro componenti di origine europea (esclusi i pacchi batteria).
Le prossime settimane saranno decisiva per il futuro del regolamento sulle emissioni di CO2: entro la fine di novembre, l’Europarlamento dovrebbe votare la propria posizione negoziale, mentre l’intesa in Consiglio è attesa per l’11 dicembre. Successivamente, le due istituzioni dovranno negoziare per raggiungere un compromesso finale.
Conferme al Salone dell’Auto di Parigi
L’accordo è stato confermato anche al Salone dell’Auto di Parigi, dove Stéphane Séjourné, vice presidente esecutivo della Commissione europea per la Prosperità e la Strategia industriale, ha dichiarato che «siamo quasi in dirittura d’arrivo». Durante il Paris Automotive Summit, ha sottolineato l’importanza di attuare rapidamente gli impegni presi.
I CEO di Stellantis, Antonio Filosa, e Volkswagen, Oliver Blume, hanno espresso la necessità di accelerare i processi decisionali. Filosa ha affermato che «la priorità non è più discutere i dettagli, ma raggiungere i compromessi necessari per approvare la regolamentazione». Questa urgenza è ulteriormente accentuata dai costi sostenuti dai costruttori europei a causa dei dazi statunitensi, che quest’anno ammontano a 10 miliardi di euro, un onere significativo per la competitività.
Il nodo Cina
Inoltre, si profila un accordo con la Cina riguardante i veicoli ibridi, che, secondo Bloomberg, prevede un limite all’importazione di veicoli ibridi cinesi a 350.000 unità annuali a partire dal primo dicembre. Questo tetto si applicherà per il primo anno, con un incremento del 6% annuale nei successivi tre anni. Séjourné ha affermato che «abbiamo superato un punto di svolta», evidenziando una maggiore disponibilità della Cina a intraprendere un dialogo costruttivo.
Nel frattempo, si sta formando un’alleanza tra Stellantis, Volkswagen e Renault per contrastare la pressione cinese sul mercato europeo, dove, nei primi sei mesi dell’anno, le importazioni sono aumentate del 52,8%, superando le 700.000 unità, secondo l’Acea. Questo ha portato alla proposta di un meccanismo fleet booster: se il 70% dei veicoli venduti in Ue soddisfa i criteri stabiliti, gli incentivi verranno estesi all’intera gamma.
La preoccupazione di Provost (Renault)
François Provost, amministratore delegato di Renault, ha espresso preoccupazioni riguardo alla salute dell’industria automobilistica europea, avvertendo che senza un accordo con la Cina si rischia una guerra commerciale. Ha inoltre dichiarato che, se non si otterrà una deroga alle normative sulle emissioni di CO2, «entro un anno dovrò proporre al mio consiglio di amministrazione di ridurre la produzione europea di 300.000 veicoli».
Le partnership di Stellantis e Volkswagen con le case automobilistiche cinesi continuano, ma Filosa ha chiarito: «Non vogliamo avere nei nostri stabilimenti prodotti che competano con i marchi del gruppo». Ha aggiunto che, sebbene ci sia un eccesso di capacità produttiva in Europa, non si intende chiudere stabilimenti.