
La Concorrenza Cinese nel Settore delle Bare: Una Minaccia per i Produttori Europei
Il costo di una bara prodotta in Cina può essere inferiore di oltre un terzo rispetto a quello di un prodotto realizzato in Italia. Questa significativa differenza di prezzo sta esercitando una pressione considerevole su un settore tradizionalmente ancorato alla produzione locale, che ora richiede l’intervento delle istituzioni europee. Le aziende europee denunciano che la competizione dei produttori asiatici sta alterando gli equilibri di mercato, a causa di costi di produzione nettamente inferiori, presunti aiuti governativi e possibili irregolarità nelle importazioni. A tal proposito, è stata avanzata la richiesta di un’indagine antidumping da parte della Commissione Europea.
Chiusura di un Quarto dei Produttori Europei in Cinque Anni
I dati rivelano un settore in grave difficoltà. Secondo quanto riportato da Politico, negli ultimi cinque anni il numero di produttori di bare in Europa è diminuito da 120 a 90, con una conseguente cessazione dell’attività per circa il 25% delle aziende. Nel contempo, le importazioni dalla Cina sono aumentate. Il valore delle bare in legno importate dalla Cina nell’Unione Europea è passato da 16 milioni di euro nel 2022 a 28 milioni nel 2025, raddoppiando in tre anni. In risposta a questa situazione, una delegazione di produttori europei ha recentemente incontrato funzionari della Commissione Europea per sollecitare l’apertura di un’indagine antidumping, al fine di verificare se i produttori cinesi stiano vendendo a prezzi artificialmente bassi, sostenuti da sovvenzioni pubbliche e condizioni produttive più favorevoli.
Differenze di Prezzo: 80 Euro in Cina e 260 in Italia
Una delle principali preoccupazioni riguarda il divario di costo. Secondo un’interrogazione presentata da eurodeputati di Fratelli d’Italia al commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, il costo medio per produrre una bara in Italia è di 260 euro, mentre in Cina si aggira intorno agli 80 euro. Questa disparità consente ai produttori asiatici di offrire bare sul mercato europeo a prezzi compresi tra 100 e 110 euro. Le cause principali di questa differenza sono il costo inferiore della manodopera e delle materie prime, insieme ai presunti sussidi statali e incentivi all’esportazione del governo cinese. Secondo i produttori europei, tali vantaggi rendono la competizione sul prezzo estremamente difficile.
Preoccupazioni per la Sicurezza dei Materiali Utilizzati
Oltre alla questione economica, i produttori europei hanno sollevato interrogativi sulla sicurezza dei materiali utilizzati nella fabbricazione delle bare cinesi. Nel dossier presentato alle istituzioni europee, si fa riferimento al possibile utilizzo di vernici contenenti sostanze tossiche vietate nell’Unione Europea. Il timore è che durante la cremazione possano essere rilasciate microparticelle potenzialmente cancerogene. Queste accuse dovranno essere verificate attraverso controlli adeguati. Le aziende chiedono anche un maggiore rigore nelle verifiche doganali e nella conformità dei prodotti importati.
La "Scappatoia Ikea": Bare Smontate e Assemblate in Europa
Tra le pratiche contestate dai produttori c’è anche quella definita "scappatoia Ikea", che si riferisce al metodo di esportazione delle bare dalla Cina smontate, suddivise in singoli componenti e spedite in imballaggi separati. In questo modo, anziché essere dichiarate come casse funebri alle dogane, potrebbero essere registrate con codici merceologici generici, riconducibili al legno o all’arredamento. Una volta giunte in Europa, le varie parti verrebbero assemblate e vendute come bare complete. Questa prassi complica la ricostruzione del reale volume delle importazioni e la verifica dell’origine dei prodotti. I produttori segnalano anche possibili discrepanze nei dati relativi al mercato italiano, dove il valore delle bare cinesi importate potrebbe superare i 50 milioni di euro annui, cifra che va accertata.
La Richiesta di Intervento della Commissione Europea
La richiesta dei produttori europei è ora rivolta verso un intervento della Commissione Europea. Tuttavia, per introdurre misure antidumping, non è sufficiente dimostrare che i prodotti cinesi siano venduti a prezzi inferiori. Le aziende devono documentare tre elementi: che le bare vengono vendute a prezzi sotto il loro valore reale, che l’industria europea sta subendo un danno concreto e che esiste un collegamento tra tale danno e le pratiche commerciali contestate. Nel frattempo, il settore sta cercando di rafforzare la propria rappresentanza a Bruxelles. Questa battaglia non riguarda solo il futuro dei produttori di bare, ma anche un più ampio dibattito sulla concorrenza internazionale e sulla protezione delle industrie europee.