Le aspettative del Ministero della Difesa riguardo ai fondi Safe sono ben note. Questi fondi, che possono arrivare fino a 14,9 miliardi di euro, corrispondono all’incremento della spesa militare previsto per il 2026, concordato dal governo Meloni con la NATO e, in particolare, con l’amministrazione Trump. La Difesa ha pianificato di utilizzare queste risorse europee, che non gravano immediatamente sul bilancio pubblico poiché si trattano di prestiti a tassi molto favorevoli, per finanziare programmi ambiziosi e costosi che finora sono rimasti solo un sogno per i vertici militari.

Tuttavia, la possibilità di attingere a tali fondi potrebbe essere ridotta a un terzo o addirittura annullata. Cosa accadrà in tal caso? Quale sarà il destino del nuovo carro armato, noto come Army Armoured Combat System, considerato “indispensabile” dall’Esercito? Si prevedeva di ordinare 1.050 mezzi in cinque versioni, per un valore complessivo di 15 miliardi di euro, distribuiti su più anni.

Secondo la programmazione finanziaria per il periodo 2025-2027, sono già stati stanziati fondi nazionali per 8,4 miliardi di euro, mentre la restante parte sarebbe dovuta provenire dai fondi Safe. Il progetto prevedeva una collaborazione tra Leonardo e la tedesca Rheinmetall, con il gruppo italiano che ha acquisito la divisione militare di Iveco. I mezzi sarebbero stati prodotti in diversi stabilimenti, tra cui La Spezia, Bolzano, Ronchi dei Legionari e Castelfranco Veneto.

IL PROGRAMMA SAFE

Fondi per la difesa, l’ultimatum Ue: a rischio 15 miliardi



I fondi Safe avrebbero dovuto anche finanziare la costruzione di una nave logistica di classe Vulcano da parte di Fincantieri. Tuttavia, il sindacato dei metalmeccanici Uil esprime preoccupazione per un possibile blocco del progetto, con circa 1.500 posti di lavoro a rischio, sia diretti che nell’indotto, nel cantiere di Castellammare di Stabia. «Fincantieri ha già effettuato investimenti e pianificato il proprio piano industriale basandosi sugli impegni pubblici», ha dichiarato Guglielmo Gambardella, segretario nazionale Uilm.

Rimane in bilico anche la nuova commessa per i sistemi anti-aereo e anti-missile Samp/T NG, sviluppati dalla multinazionale europea Mbda. Il ministro Guido Crosetto ha evidenziato più volte la necessità di modernizzare la difesa aerea italiana, ma il costo del programma è elevato e recentemente la Francia ha deciso di procedere senza attendere ulteriori sviluppi da Roma.

Appaiono invece più stabili i finanziamenti per il caccia di sesta generazione Gcap, sviluppato in collaborazione con Regno Unito e Giappone, la cui importanza è stata ribadita dalla premier Meloni durante un recente incontro bilaterale con Tokyo. Stabile è anche il programma italo-turco sui droni, frutto di una joint venture tra Leonardo e Baykar, che ha già completato i primi test di integrazione operativa.

Il retroscena

Crosetto evoca le dimissioni sul Safe: il pressing di Leonardo e Fincantieri



La situazione richiede una decisione delicata, che spetta al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, in coordinamento con Palazzo Chigi. Nelle scorse settimane, Crosetto ha sollecitato una decisione, evidenziando l’importanza di fornire certezze alle imprese del settore per la conclusione dei contratti. «Con Giorgetti è impossibile litigare», afferma Crosetto, tuttavia tra i due ministri ci sono stati momenti di tensione.

Il ministro della Difesa ha pubblicamente lamentato la mancanza di risposte dal Ministero dell’Economia alle sue richieste e, solo pochi giorni fa, durante il Question time alla Camera, ha ribadito che senza il ricorso ai fondi Safe «alcuni investimenti dovranno essere posticipati». Non sono ancora giunte indicazioni definitive, segno che la riflessione è ancora in corso, anche sull’entità della richiesta, che sarà comunque inferiore ai 14,9 miliardi disponibili. Le stime informali oscillano tra i 5 e i 7 miliardi di euro.

Questa incertezza riflette le diverse sensibilità all’interno della maggioranza: da un lato, il ministro della Difesa spinge per accelerare gli investimenti e rafforzare la filiera industriale; dall’altro, il titolare dell’Economia frena, bloccato dai vincoli di finanza pubblica e dalle posizioni della Lega. Un equilibrio complesso dovrà essere trovato entro settembre, per essere poi tradotto nelle tabelle della manovra.

La legge di Bilancio autunnale si profila dunque come il passaggio cruciale per risolvere la questione dei fondi Safe. In quell’occasione, il Ministero dell’Economia dovrà definire la direzione finale, valutando costi, benefici e sostenibilità dell’operazione. Giorgetti ha ripetutamente chiarito di voler adottare un approccio cauto: l’uso dei prestiti europei avrebbe senso solo se funzionale a riorganizzare spese già previste, senza generare nuovi debiti.

L’obiettivo è sfruttare le condizioni favorevoli offerte dall’Unione Europea per ridurre il costo del finanziamento rispetto ai titoli di Stato, mantenendo però sotto controllo l’esposizione complessiva dei conti pubblici.

In questo contesto, la questione dei fondi Safe non riguarda solo la politica della difesa, ma rappresenta una prova più ampia per l’equilibrio tra ambizioni strategiche, sostenibilità finanziaria e stabilità politica della maggioranza. Una decisione che avrà ripercussioni non solo sulle capacità militari del Paese, ma anche sul futuro di intere filiere industriali.

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