
Riforma della rete di distribuzione carburanti in Italia
In Italia si assiste a una riduzione nel numero dei distributori di carburante, con l’obiettivo di favorire stazioni più grandi e moderne, capaci di offrire prezzi competitivi e servizi superiori. Questa iniziativa è parte della riforma della rete di distribuzione, inclusa nel Disegno di legge sulla Concorrenza, recentemente approvato dal Consiglio dei ministri. La nuova normativa introduce criteri più severi per gli impianti, mirando alla chiusura di quelli considerati troppo piccoli e obsoleti. Inoltre, sono previsti fondi per finanziare la conversione di queste stazioni verso la ricarica elettrica o la produzione di biocarburanti.
Tuttavia, il Ddl non ha incluso le disposizioni contro il telemarketing in telefonia, che avrebbero dovuto seguire le misure già adottate nel Decreto Bollette, mirate a contrastare le chiamate moleste relative ai servizi di luce e gas.
Secondo fonti ufficiali del Ministero delle Imprese, è possibile che tali norme vengano integrate durante il dibattito parlamentare, dopo ulteriori confronti con le categorie interessate. Una situazione simile potrebbe riguardare il "diritto alla doggy bag", ovvero la possibilità di portare via gli avanzi dai ristoranti. Questo diritto era presente nella bozza iniziale del Ddl, ma è stato escluso dal testo finale. Tuttavia, potrebbe essere reinserito durante l’iter parlamentare, a seguito di discussioni con i ristoratori.
La riforma segna l’inizio di una razionalizzazione della rete, promuovendo la chiusura o la riconversione degli impianti obsoleti e a basso volume di erogazione verso soluzioni più sostenibili come i biocarburanti e le stazioni di ricarica elettrica.
Attualmente, in Italia sono operative oltre 22.000 stazioni di carburante, un numero significativamente superiore rispetto alle 14.000 in Germania e alle 10.000 in Francia. Tuttavia, solo il 5% di queste ha un volume di erogazione superiore ai 3,5 milioni di litri all’anno, che corrisponde alla media europea. Il governo è convinto che impianti di maggiori dimensioni possano beneficiare di economie di scala, traducendosi in prezzi più accessibili per i consumatori.
Il Ddl prevede requisiti più stringenti e controlli più rigorosi per le stazioni di distribuzione. A partire dal 2028, per ottenere nuove autorizzazioni, le stazioni dovranno offrire almeno una forma di alimentazione alternativa ai carburanti fossili, come elettricità, biocarburanti o idrogeno. Per supportare questa trasformazione, è stato istituito un fondo di 120 milioni di euro per il triennio 2028-2030, con una disponibilità annuale di 40 milioni. In concreto, i titolari di impianti di distribuzione potranno ricevere un contributo fino a 60.000 euro, coprendo fino al 50% delle spese sostenute per la riconversione in stazioni di ricarica per veicoli elettrici o per la produzione di biocarburanti.
"Si tratta di una svolta storica, una riforma attesa da anni per un settore strategico del nostro Paese," ha dichiarato il Ministro delle Imprese, Adolfo Urso. "Manteniamo l’impegno assunto con la filiera e interveniamo nel momento giusto per accompagnare il comparto nella sua trasformazione."













