
Nel secondo trimestre del 2023, l’economia statunitense ha mostrato un rallentamento, registrando una crescita inferiore alle aspettative. Anche se l’inflazione ha subito un rallentamento, mantenendosi al 3,7%, questo valore rimane significativamente al di sopra dell’obiettivo del 2% fissato dalla Federal Reserve. Questi dati hanno fornito un certo ottimismo a Wall Street, dove i mercati hanno guadagnato terreno, ma non sono riusciti a dissipare le preoccupazioni degli investitori riguardo alla nuova leadership della Fed sotto Kevin Warsh. La percezione generale è che il suo approccio comunicativo, considerato troppo essenziale, stia già creando difficoltà nel mercato obbligazionario, dove i rendimenti dei Treasury a 30 anni hanno raggiunto i livelli più elevati dal 2007.
Una delle principali preoccupazioni è la mancanza di indicazioni chiare sulla direzione futura della banca centrale e, in particolare, l’intenzione del presidente della Fed di combattere l’inflazione in modo deciso, un obiettivo che appare sempre più necessario a causa delle crescenti pressioni inflazionistiche legate al conflitto in Iran. A giugno, l’inflazione dei prezzi al consumo ha mostrato un rallentamento, con l’indice PCE (Personal Consumption Expenditure) sceso al 3,7% rispetto al 4,1% di maggio. Tuttavia, questo calo non è sufficiente a infondere fiducia, soprattutto mentre le autorità americane si preparano a rivedere il metodo di calcolo del PCE. Tale revisione potrebbe portare a una correzione al ribasso dei dati inflazionistici recenti, riducendo la pressione sulla Fed per un aumento dei tassi d’interesse, il che potrebbe però infastidire Donald Trump in vista delle elezioni di medio termine.
L’incertezza sull’affidabilità della Fed nella lotta contro l’inflazione si aggiunge al rallentamento dell’economia americana, che ha registrato una crescita dell’1,5% nel secondo trimestre, inferiore alle aspettative e al 2,1% del trimestre precedente. Questa decelerazione è attribuibile principalmente all’aumento delle importazioni, necessarie per sostenere la crescita nel settore dell’intelligenza artificiale, e alla diminuzione delle spese pubbliche.
Ernie Tedeschi, capoeconomista di Stripe, ha dichiarato: “Più della metà della crescita del PIL” nel periodo aprile-giugno “è riconducibile ai computer, ai centri dati o a elementi legati al software”. Questa analisi evidenzia la crescente esposizione dell’economia statunitense all’intelligenza artificiale, mentre i consumatori diventano sempre più sensibili all’aumento dei prezzi, creando un mix di fattori che molti considerano preoccupante e da monitorare con attenzione.












