
Un futuro certo per l’ex Ilva e i suoi lavoratori
I sindacati stanno chiedendo a gran voce una soluzione per l’ex Ilva, sottolineando l’importanza di garantire un futuro stabile per i lavoratori. Questa settimana si preannuncia cruciale per lo stabilimento di Taranto e per il settore in generale. Lo sciopero di otto ore indetto da Fim, Fiom e Uilm la scorsa settimana ha portato a un corteo che ha interrotto il traffico sulla statale 100, che collega Bari a Taranto, per circa un’ora. Nel frattempo, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha ribadito la possibilità di formare una cordata italiana, considerata una delle strategie per affrontare quella che potrebbe diventare una "bomba sociale".
"Io tempo di prendere decisioni", hanno affermato i sindacati durante la manifestazione. Il governo intende affrontare la questione attraverso tavoli tecnici al Ministero, con il primo incontro con le organizzazioni programmato nelle prossime ore. Questo rappresenta l’inizio di un mese dedicato al dialogo. Tuttavia, i sindacati hanno avvertito che, in assenza di risultati concreti, "le azioni di sciopero continueranno".
La necessità di trovare soluzioni tempestive è accentuata da un termine fissato dalla Corte d’Appello di Milano: 90 giorni per fermare l’area a caldo. Questo termine, secondo Jindal, non implica necessariamente una ristrutturazione della vendita. Il gruppo indiano ha infatti dichiarato di poter affrontare la chiusura dell’area a caldo importando le bramme prodotte dal suo nuovo altoforno in India, garantendo così la continuità produttiva degli impianti a valle. Questa proposta sarà valutata dai commissari, con la possibilità di una risposta già nel corso di questa settimana, come ha confermato lo stesso ministro.













