Giorgetti mette in guardia: “Se perdiamo il controllo del debito, ne risentiremo” – Aggiornamenti

Quando un Paese perde il controllo del proprio debito, non ha più la possibilità di scegliere, ma subisce le conseguenze delle proprie scelte finanziarie. Pertanto, mantenere i conti in ordine è una necessità che va oltre l’aspetto puramente contabile e assume una dimensione “redistributiva”. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ribadisce la necessità di un approccio rigoroso, avvertendo sui pericoli che un alto livello di indebitamento comporta per l’Italia. Ogni euro speso in interessi riduce le risorse disponibili per “spese utili”. Questa dichiarazione arriva proprio mentre si attende il responso dell’Istat sul deficit, che potrebbe segnare l’uscita dell’Italia dalla procedura di infrazione europea.

Domani, con la pubblicazione delle stime sui conti economici nazionali per il 2025, l’Istat potrebbe rivedere il dato sul deficit del 3,07% del PIL, comunicato ad aprile e che aveva impedito all’Italia di uscire dalla procedura per deficit eccessivo avviata nel 2024. Si spera quindi che l’Istat possa fornire una revisione al ribasso, portando il dato sotto la soglia del 3%. Giorgetti si è dichiarato “speranzoso” e anche il commissario europeo Valdis Dombrovskis ha mostrato apertura, contribuendo a diffondere un clima di ottimismo all’interno della maggioranza.

Una possibile uscita dalla procedura di infrazione consentirebbe maggiori margini di bilancio, utilizzabili per affrontare questioni di flessibilità europea riguardanti energia e difesa, a partire dalla prossima legge di bilancio. Nel frattempo, il ministro dell’Economia mantiene un atteggiamento rigoroso riguardo alla gestione delle finanze pubbliche. “Quando un Paese perde il controllo del debito, non sceglie più, ma subisce”, ha dichiarato durante un convegno sulla sussidiarietà a Varese, parlando dell’importanza della sanità.

Giorgetti ha sottolineato che un bilancio in ordine rappresenta una scelta redistributiva, non solo contabile, evidenziando come l’Italia si trovi di fronte a un debito di “3.000 miliardi, pari al 137% del PIL”. Ha affermato che il Paese può decidere autonomamente finché mantiene la fiducia di chi presta denaro; altrimenti, “le priorità vengono dettate dai creditori”. Oggi, ha rivendicato il ministro, “quella fiducia esiste”: lo spread si è mantenuto stabile, il rating è migliorato e gli interessi risparmiati sono stati reinvestiti nei fondi sanitari. Tuttavia, il peso degli interessi sul debito è significativo, con quasi 90 miliardi previsti per il 2025, corrispondenti al 3,9% del PIL. “Questi interessi devono essere pagati per primi, non si votano e non si possono rinviare”, ha chiarito Giorgetti, sottolineando che ogni euro in più destinato agli interessi è un euro in meno per spese utili.

“Un bilancio appesantito dagli interessi riduce le spese in modo lineare”, ha aggiunto. Solo un bilancio equilibrato può permettersi di essere selettivo e sostenere ciò che funziona. La sfida per i prossimi anni, ha argomentato Giorgetti, è “trasformare i conti in ordine in servizi che giovano alle persone”. Ha anche evidenziato che “solidarietà e federalismo responsabile devono coesistere, altrimenti non possono reggere separatamente”, rivendicando i “6 miliardi in più” stanziati dal governo per il settore sanitario. Queste risorse sono fondamentali, ma la loro efficacia si misura in base a come si traducono in servizi concreti. Questo tema è particolarmente rilevante in un Paese in cui gli italiani spendono annualmente “41 miliardi di euro” per la salute, con il 8,6% delle famiglie che considera queste spese “insostenibili”.

Inoltre, Giorgetti ha sottolineato la necessità di una “robusta iniezione di ingegneri gestionali” nella sanità pubblica per migliorare l’organizzazione dei servizi e ottimizzare i processi. Ha anche accennato a possibili interventi che potrebbero essere inclusi nella prossima manovra, come il rafforzamento e una migliore organizzazione dei fondi sanitari e pensionistici.

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