
La Banca d’Italia ha rivisto al ribasso le previsioni sul prodotto interno lordo (PIL) per i prossimi tre anni, a causa del conflitto in Medio Oriente e dell’incremento dei prezzi delle materie prime energetiche. Secondo le nuove stime, l’economia italiana è attesa crescere dello 0,5% nel 2023, in diminuzione rispetto all’0,6% previsto a dicembre. Inoltre, le proiezioni per il 2027 sono state modificate da un incremento dell’0,8% a uno dello 0,5%, mentre per il 2028 si prevede una crescita dell’0,8%, rispetto all’0,9% stimato in precedenza. La Banca d’Italia ha evidenziato che il conflitto in corso e l’aumento dei prezzi di petrolio e gas stanno comprimendo la domanda interna nel trimestre attuale e nei successivi due, con conseguenze negative attese per i consumi, gli investimenti aziendali e le esportazioni.
L’aumento dei costi energetici, determinato dalla guerra, potrebbe portare a un’inflazione del 2,6% nel 2023, con un incremento di un punto percentuale rispetto all’anno precedente e rispetto alla previsione di 1,7% formulata a dicembre. La Banca d’Italia prevede che l’inflazione scenderà leggermente al di sotto del 2% nel biennio 2027-2028. Si osserva che la trasmissione dei rincari energetici ai salari e ai prezzi di altri beni e servizi avviene in modo graduale, anche a causa della limitata percentuale di contratti di lavoro in fase di rinnovo. Al netto delle componenti alimentari ed energetiche, l’inflazione dovrebbe aumentare solo di poco, attestandosi al 2,0% nel 2026.
Secondo uno scenario avverso delineato dalla Banca d’Italia, l’Italia potrebbe registrare una crescita pari a zero quest’anno e una contrazione dello 0,6% nel 2027, qualora il prezzo del petrolio dovesse superare i 150 dollari al barile nel 2023 e rimanere sopra i 120 dollari per tutto il 2026 e il 2027, mentre il prezzo del gas dovesse mantenersi oltre i 120 euro per megawattora. Questo scenario, rispetto a quello di base che prevede una crescita del PIL dello 0,5% sia per il 2023 che per il 2027, indica un aumento dell’incertezza, un deterioramento della fiducia e tensioni sui mercati finanziari, accompagnati da un irrigidimento delle condizioni di finanziamento.
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