
Luigi Lovaglio e la Sfida di Monte dei Paschi: Un Consiglio Cruciale in Vista
Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Monte dei Paschi di Siena, si trova di fronte a una sfida significativa. Domani è convocato un consiglio di amministrazione che dovrà affrontare l’Opas presentata da Intesa Sanpaolo, con l’intento di preservare l’autonomia della storica banca senese, come già dichiarato in precedenti occasioni. Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, sul tavolo potrebbero figurare due operazioni alternative: una offerta pubblica su Banco Bpm e un’altra su Banca Generali.
Questa doppia strategia, se confermata, mira a modificare rapidamente il panorama attuale, rendendo più complessa la realizzazione dell’offerta di Intesa. Tuttavia, per Lovaglio, il cda di domani rappresenta solo il primo passo di una partita molto più articolata, che si svolge sia all’interno che all’esterno di Rocca Salimbeni. Il primo test cruciale è proprio il consiglio. Monte dei Paschi ha già ricevuto un’offerta pubblica, il che limita notevolmente le opzioni a disposizione del management. La passivity rule impone restrizioni alle iniziative del cda destinate a ostacolare l’offerente, a meno che non venga ottenuta prima l’autorizzazione degli azionisti.
A complicare ulteriormente la situazione c’è una questione interna già aperta. Quattro dei cinque consiglieri di minoranza, alla fine di luglio, hanno inviato una lettera al presidente della banca, Cesare Bisoni, esprimendo preoccupazioni riguardo alla gestione delle trattative con Banco Bpm, lamentando in particolare la mancanza di informazioni adeguate e tempistiche inadeguate. Anche nel caso in cui Lovaglio riuscisse a ottenere il sostegno della maggioranza del cda, il cammino si presenterebbe comunque in salita. Per operazioni straordinarie che potrebbero influenzare l’offerta in corso, la questione della passivity rule sposterebbe infatti l’attenzione verso gli azionisti, aprendo la strada a un secondo passaggio cruciale: l’assemblea.
Per quanto riguarda Banco Bpm, gli equilibri sono particolarmente complessi. Il 31 luglio, il cda di Piazza Meda ha deciso all’unanimità di interrompere le consultazioni con Monte dei Paschi, dopo che Crédit Agricole, che detiene il 29,3% del capitale, ha espresso forti dubbi sul valore dell’operazione per i propri azionisti. Il management di Banco Bpm ha quindi considerato chiuso il dossier Mps, suggerendo come possibile alternativa una combinazione con Crédit Agricole Italia.
A questo punto, la domanda è chi potrebbe supportare un’eventuale nuova offensiva di Monte dei Paschi. Il voto di Crédit Agricole sembra tutt’altro che scontato. Inoltre, la posizione di Delfin, azionista significativo sia di Monte dei Paschi che di Banco Bpm, sarebbe cruciale in un’operazione destinata a ridefinire gli equilibri del sistema bancario italiano. Sullo sfondo, si trova la Consob, che ha già avviato un’indagine sulle precedenti interazioni tra Monte dei Paschi e Banco Bpm, esaminando anche i profili legati alla passivity rule e alla potenziale manipolazione del mercato. Recentemente, secondo quanto riportato da Adnkronos, la Consob ha richiesto a Monte dei Paschi chiarimenti riguardo a eventuali operazioni in fase di studio, e la banca ha risposto, anche durante la presentazione dei risultati, affermando che non vi erano operazioni in corso.
Infine, c’è un terzo aspetto che potrebbe influenzare gli scenari: quello giudiziario. Nel contesto del dossier Mps-Mediobanca, la Procura di Milano ha sollevato interrogativi circa un presunto accordo tra alcuni importanti azionisti riguardo alla scalata a Mediobanca, coinvolgendo anche Lovaglio tra gli indagati. Eventuali sviluppi dell’inchiesta, secondo le informazioni di Adnkronos, potrebbero introdurre un ulteriore elemento di incertezza proprio mentre l’amministratore delegato cerca di elaborare una risposta all’offerta di Intesa.
Il consiglio di domani sarà quindi solo il primo passo di un lungo processo. Lovaglio dovrà non solo convincere il cda, ma anche fare i conti con la Consob, eventualmente portare la questione davanti agli azionisti e trovare partner disposti a supportare operazioni complesse. Tutto ciò mentre rimane aperto il fronte della Procura e Intesa Sanpaolo continua a procedere con la propria offerta. Il tempo, pertanto, si configura come il principale ostacolo da superare.







