Mps, “Lovaglio non può considerare un’azione repentina su Banca Generali, ecco le ragioni”. Intervento di Calcaterra (Bocconi)

Analisi delle Opportunità di Acquisizione per MPS: Il Ruolo di Banco BPM e Banca Generali

Nel contesto dell’acquisizione di Monte dei Paschi di Siena (MPS), uno dei principali ostacoli è rappresentato da Crédit Agricole, il primo azionista di Banco BPM. Senza un accordo con il gruppo francese, qualsiasi offerta pubblica di acquisto (Ops) su MPS risulterebbe estremamente complessa. A questa difficoltà si aggiungono questioni di governance, scambi azionari e la situazione particolare di MPS, attualmente sotto offerta da parte di Intesa Sanpaolo e Unipol. D’altro canto, Banca Generali appare più interessante dal punto di vista industriale, sebbene la sua situazione societaria risulti altrettanto delicata.

Michele Calcaterra, professore di Corporate Finance presso la SDA Bocconi, ha commentato queste dinamiche in un’intervista con AdnKronos. Egli ha evidenziato che la possibilità di utilizzare il 13% di Generali come leva finanziaria o strategica è complicata da regole di passività e necessità di autorizzazioni, oltre a delicati equilibri azionari.

La complessità riguardante Banca Generali non si limita a questi aspetti. Calcaterra ha sottolineato come, sotto la direzione dell’attuale CEO Gian Maria Mossa, Banca Generali non sia semplicemente una rete da integrare, ma stia cercando di espandere il proprio modello di business, passando dal private banking a servizi per imprenditori, mercati di capitali e gestione patrimoniale. L’acquisizione di Intermonte rappresenta già un passo in questa direzione. Inoltre, il recente progetto PMI2Change combina l’indice Intermonte Valore Italia con un ETF attivo conforme ai Piani Individuali di Risparmio (PIR) e prevede un investimento iniziale di 100 milioni di euro, con l’intento di raggiungere i 500 milioni nel medio termine.

Calcaterra ha inoltre affermato che, se MPS decidesse di acquistare Banca Generali solo per incrementare le masse gestite, la rete e le commissioni, potrebbe danneggiare uno degli asset immateriali più preziosi dell’azienda: il management, i consulenti e la capacità di innovazione. Pertanto, una combinazione efficace dovrebbe garantire un’elevata autonomia operativa per Banca Generali, valorizzando il contributo di Mossa e del suo team dirigenziale.

In conclusione, Calcaterra ha sintetizzato che Banco BPM rappresenta la risposta più robusta a Intesa, mentre Banca Generali offre una soluzione industrialmente più sofisticata. Tuttavia, la prima opzione dipende inevitabilmente da Crédit Agricole, mentre la seconda richiede il supporto di Generali e la capacità di mantenere il modello sviluppato da Mossa. In entrambi i casi, quindi, l’amministratore delegato Lovaglio non può intraprendere un’azione autonoma; è necessaria la costruzione di un accordo con almeno uno dei principali attori già presenti nell’azionariato.

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