Risultato evidente, investimenti esteri puntano su Intesa Sanpaolo. Intervento di Calcaterra (Bocconi)

Analisi dell’Integrazione di MPS e Intesa Sanpaolo

A fine ottobre, durante la prossima assemblea di Monte dei Paschi di Siena (MPS), si prevede che emergeranno chiarimenti sugli sviluppi delle offerte pubbliche di acquisto (OPA) su Banco BPM e Banca Generali, che appaiono ora meno probabili in termini di successo rispetto a pochi giorni fa. Questo è quanto dichiarato da Michele Calcaterra, docente di Corporate Finance presso la SDA Bocconi, in un’intervista rilasciata ad AdnKronos. Calcaterra ha commentato l’ampia maggioranza con cui l’assemblea di Intesa Sanpaolo ha approvato l’aumento di capitale necessario per sostenere l’offerta su MPS.

Il professore ha evidenziato un altro aspetto cruciale: il ruolo dei fondi di investimento globali, come BlackRock, Vanguard, Norges Bank e State Street, che detengono attualmente partecipazioni in MPS. Questi investitori istituzionali tendono a preferire gruppi più grandi, caratterizzati da maggiore liquidità e una governance più stabile. In questo contesto, una soluzione che riduca il rischio specifico di MPS e che integri la banca in un gruppo con un rating più elevato si allinea perfettamente alle loro aspettative. Questo fattore rende l’operazione di integrazione tra Intesa e MPS più naturale rispetto ad alternative come la creazione di un terzo polo sistemico.

Calcaterra ha sottolineato che l’ampia maggioranza ottenuta da Intesa non deve sorprendere, poiché per la banca l’operazione è cruciale sia per la capitalizzazione che per il mantenimento della quota di mercato sia a livello nazionale che internazionale.

Unicredit e Intesa come Banche Sistemiche

Considerando le recenti deliberazioni assembleari di Intesa Sanpaolo e il crescente ruolo dei fondi internazionali nel capitale di MPS, è lecito interrogarsi se la volontà di Intesa di perseguire l’integrazione di MPS risponda a una logica sistemica più ampia. Calcaterra conferma che la risposta è affermativa. Secondo il docente, il mercato bancario italiano, per dimensioni e struttura, tende a orientarsi verso un modello in cui due gruppi principali, Intesa Sanpaolo e Unicredit, operano come banche sistemiche. Gli altri gruppi, invece, dovranno trovare posizionamenti coerenti e complementari, piuttosto che concorrenti.

Calcaterra ha evidenziato come l’Italia disponga di un mercato bancario ampio, ma non comparabile per scala a quello francese o tedesco. In tale contesto, la presenza di più di due gruppi sistemici risulterebbe insostenibile, comportando duplicazioni di costi e inefficienze infrastrutturali, oltre a una minore capacità di competere con i grandi attori europei. L’integrazione di MPS in Intesa, che porterebbe il gruppo a dimensioni di campione europeo, si inserisce perfettamente in questa traiettoria.

Le deliberazioni assembleari di Intesa confermano questa visione strategica: l’aumento di capitale per l’OPA su MPS, l’identificazione delle sinergie attese e le misure antitrust, inclusa la cessione di filiali a Unipol/Bper, dimostrano una chiara intenzione di consolidare il ruolo di polo dominante, mentre UniCredit mantiene la sua vocazione paneuropea.

Ruoli Complementari nel Settore Bancario

In questo scenario, gli altri attori del panorama bancario italiano, come Banco BPM, Bper-Unipol, Mediobanca e Banca Generali, difficilmente potranno aspirare a un ruolo sistemico. Le loro traiettorie naturali sono differenti e si concentrano su specializzazioni territoriali, potenziamento nel wealth management, integrazione con gruppi assicurativi o partnership industriali.

Calcaterra precisa che non si tratta di una marginalizzazione, ma di una riconfigurazione del mercato verso ruoli più definiti e complementari rispetto ai due poli principali. In sintesi, la determinazione di Intesa nel completare l’integrazione di MPS non rappresenta solo un’operazione finanziaria, ma riflette una visione sistemica del mercato bancario italiano. Questa visione prevede che due grandi gruppi garantiscano stabilità e competitività internazionale, mentre gli altri attori si collocano in segmenti coerenti con tale architettura. Si tratta di una dinamica che risponde alle preferenze dei regolatori, alle aspettative degli investitori globali e alle necessità strutturali del sistema bancario italiano.

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