
«L’approccio finanziario di Webuild è privo di basi di mercato»
L’amministratore delegato di Icop, Piero Petrucco, ha esaminato la recente manovra del consiglio di amministrazione di Webuild, affermando che l’offerta pubblica di acquisto (OPA) non si fonda sul prezzo di mercato di Icop, né sulla sua attuale quotazione, né sul target price indicato dagli analisti. In un’intervista rilasciata a La Stampa, Petrucco ha chiarito le sue posizioni riguardo alla strategia di Webuild.
Il consiglio di amministrazione di Webuild ha deciso di mantenere invariata la propria offerta di acquisto per Trevi, fissando il corrispettivo a 4,50 euro per azione e abbassando la soglia di adesione dal 66,7% al 50% più uno dei diritti di voto. Inoltre, Webuild ha presentato un esposto alla Consob il 28 settembre, segnalando presunti profili di irregolarità legati al rilancio dell’OPA di Icop, dopo che quest’ultima aveva aumentato il concambio da 0,133 a 0,165 azioni proprie per ogni azione di Trevi.
La valutazione di Petrucco
L’ultima proposta di Icop rappresenta un incremento del 24,1% rispetto a quella iniziale del 28 giugno, portando la valorizzazione implicita a 5,165 euro per azione di Trevi, per un valore complessivo di circa 340 milioni di euro. Webuild, a sua volta, ha sottolineato che il valore delle azioni in cambio non è certo e dipende interamente dal prezzo di mercato di Icop, stimando un valore medio di circa 21 euro per azione, il che si tradurrebbe in un valore medio di 3,4 euro per azione di Trevi.
Le dichiarazioni di Petrucco
Petrucco ha definito la manovra di Webuild come la creazione di un parametro autonomo che non rispecchia i valori di mercato, fornendo agli investitori un’immagine distorta dell’offerta. Ha inoltre evidenziato che, in un’offerta di scambio come quella di Icop, il valore implicito è determinato in modo consolidato e oggettivo, applicando il concambio di 0,165 azioni Icop per ogni azione Trevi al prezzo di mercato di Icop del 26 giugno, prima dell’annuncio dell’operazione.
Un dialogo con la Consob
Webuild ha accusato Icop di aver aumentato il corrispettivo senza disporre del numero necessario di azioni per sostenere il rilancio e senza aver convocato un’assemblea degli azionisti. Petrucco ha però ribadito che la società ha operato in piena conformità con la normativa vigente, mantenendo un dialogo costante con la Consob e confermando il rispetto delle procedure legali.
Attualmente, la competizione per il controllo di Trevi ha raggiunto un punto critico. Dopo anni di ristrutturazione, la società cesenate specializzata in ingegneria del sottosuolo è diventata un obiettivo ambito, creando tensioni tra Webuild e Icop. A fine giugno, Icop ha rivelato la sua strategia, mentre a luglio Webuild ha lanciato la sua offerta in contante di 4,50 euro per azione, per una valorizzazione totale di circa 295 milioni di euro.
Confronto tra le offerte
Le proposte di Icop e Webuild si contrappongono: mentre Icop mira a creare un campione italiano nel settore ingegneristico del sottosuolo, con un obiettivo di ricavi che si avvicina a un miliardo entro il 2029, Webuild punta a integrare le competenze specialistiche di Trevi nella sua piattaforma globale, prevedendo sinergie da circa 80-90 milioni di euro di Ebitda annuo.
Il nuovo consiglio di amministrazione di Trevi
Il consiglio di amministrazione di Trevi ha già respinto sia l’offerta iniziale che quella successiva di Icop, oltre all’OPA di Webuild, sostenendo che il prezzo non rispecchia il valore effettivo della società. Dall’29 giugno, il valore di Trevi è aumentato del 23,34%, chiudendo a 4,87 euro il 2 ottobre. La prossima settimana, il consiglio di Trevi si riunirà nuovamente per discutere le decisioni prese dal consiglio di Webuild, con la freddezza di Cdp Equity, azionista di riferimento di Trevi, che rimane un fattore da considerare. Secondo fonti finanziarie, due consiglieri indicati dalla Cassa Depositi e Prestiti si sono astenuti dal voto sulla nuova formulazione dell’OPA.








