Cina, riduzione delle banche di quasi un quarto: motivi del consolidamento

Pechino Ristruttura il Settore Bancario: Un Quarto delle Banche Cancellate

Pechino ha avviato un’importante ristrutturazione del proprio sistema bancario, riducendo il numero delle banche di quasi il 25%. Questa iniziativa mira a migliorare la vigilanza sugli istituti di credito di minori dimensioni, accelerando il processo di consolidamento del settore. Nel corso del 2022, oltre 670 banche hanno chiuso i battenti, un dato che segna un record storico secondo le informazioni fornite dall’Amministrazione nazionale di vigilanza finanziaria. Tale intervento si propone di potenziare il controllo sulle banche più piccole e di affrontare le realtà più vulnerabili, in un contesto caratterizzato da un rallentamento economico e da segnali di debolezza nella domanda di credito.

Il sistema bancario cinese, il cui patrimonio complessivo ammonta a circa 64 mila miliardi di dollari, è fortemente influenzato e diretto dallo Stato. Guido Rosa, presidente dell’Associazione italiana banche estere (Aibe), sottolinea le differenze significative rispetto al processo di consolidamento in Europa. In un’intervista ad AdnKronos, Rosa ha dichiarato: "Le dinamiche di consolidamento in Cina e in Europa raccontano due storie molto diverse".

Secondo Rosa, il processo cinese è principalmente guidato dalle autorità e risponde alla necessità di intervenire sui piccoli istituti in difficoltà, con l’obiettivo di ridurre i rischi e accrescere la stabilità del sistema. In Europa, invece, le banche si trovano in una situazione di solidità, ben capitalizzate e soggette a rigorosi requisiti patrimoniali e di liquidità. Pertanto, il consolidamento nel continente non è motivato dalle difficoltà bancarie, ma dalla necessità di aumentare l’efficienza e la competitività operativa.

Un’altra differenza cruciale risiede nel fatto che, mentre in Cina il consolidamento è principalmente controllato dalle autorità, in Europa è il mercato a determinare le aggregazioni, decidendo se e come avvengano. Le autorità competenti si occupano di garantire la solidità delle operazioni e la stabilità finanziaria, senza intervenire nella geografia del sistema bancario europeo.

Rosa evidenzia che il vero problema per l’Europa è creare le condizioni affinché il mercato unico bancario possa realmente operare su scala continentale. Negli ultimi anni, il settore ha già visto un consolidamento, ma per lo più attraverso operazioni nazionali, mentre le fusioni transfrontaliere continuano ad affrontare ostacoli significativi. "Se le aggregazioni nazionali sono considerate naturali, mentre quelle tra banche di diversi Paesi europei si trovano ad affrontare ulteriori complessità politiche o regolamentari, significa che il mercato unico bancario è ancora incompleto", afferma.

La dimensione delle istituzioni bancarie sta diventando sempre più rilevante, poiché consente di investire in tecnologia, intelligenza artificiale e cybersecurity, diversificando ricavi e rischi, migliorando l’efficienza e competendo con i grandi gruppi americani e asiatici. Rosa conclude affermando che l’Europa non deve scegliere i propri campioni bancari dall’alto, ma piuttosto creare un vero mercato unico nel quale le banche possano emergere quando esiste un’effettiva logica industriale.

Il confronto tra Cina ed Europa evidenzia quindi due obiettivi distinti del consolidamento: da un lato, la riduzione delle fragilità e il rafforzamento della stabilità del sistema in Cina; dall’altro, in Europa, l’aspirazione a una maggiore efficienza, dimensione e competitività. "In sintesi, mentre la Cina sta consolidando il proprio sistema bancario per ridurre le fragilità, l’Europa si impegna a farlo per accrescere l’efficienza e la competitività, seguendo il proprio modello di mercato e mantenendo una solidità patrimoniale che è uno dei punti di forza del sistema bancario europeo".

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