
Nel 2025, l’economia italiana ha registrato una crescita del prodotto interno lordo (PIL) dello 0,5% in termini reali, un risultato inferiore rispetto alle previsioni dell’istituto, che stimava una crescita dello 0,7%. Il valore nominale del PIL ha raggiunto i 2.258.049 milioni di euro, con un incremento del 2,5% rispetto all’anno precedente. Per quanto riguarda la finanza pubblica, il rapporto deficit/PIL si è posizionato al -3,1%, superando ancora la soglia del 3% stabilita dai trattati europei. L’Istat ha comunicato che questo dato è provvisorio e sarà aggiornato ad aprile, ma attualmente l’Italia è ancora soggetta alla procedura per disavanzo eccessivo dell’Unione Europea, nonostante un miglioramento rispetto al -3,4% del 2024.
«Si tratta di un dato preliminare – ha dichiarato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti – prima delle comunicazioni ufficiali che l’Italia presenterà all’Unione Europea. Cercheremo di analizzare le valutazioni fornite dall’Istat. È un peccato per l’effetto finale del Superbonus condominiale, che ha influito significativamente sul dato odierno».
I dati sulla crescita
La crescita è stata sostenuta dalla domanda interna al netto delle scorte, contribuendo per +1,5 punti percentuali. Gli investimenti fissi lordi hanno mostrato un aumento del 3,5%, invertendo il calo del -3,1% registrato nell’anno precedente. Si sono registrati incrementi nelle costruzioni (+3,3%), nei mezzi di trasporto (+9,1%) e nei prodotti della proprietà intellettuale (+4,0%). I consumi delle famiglie sono aumentati dell’1,0%, con spese per servizi e beni sostanzialmente stabili. Sul fronte estero, le esportazioni hanno fatto segnare un incremento dell’1,2%, mentre le importazioni sono cresciute del 3,6%, portando la domanda estera netta a sottrarre 0,7 punti alla dinamica del PIL.
Il commento
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Veronica De Romanis
Dal lato dell’offerta, il valore aggiunto complessivo è cresciuto dello 0,4%. Le costruzioni hanno registrato un incremento del +2,4%, mentre sia l’industria che i servizi hanno mostrato un aumento del +0,3%. Il settore agricolo ha subito una leggera flessione dello 0,1%. Nel terziario, le attività artistiche e di intrattenimento hanno guidato la crescita con un +1,4%, seguite dai servizi di informazione e comunicazione (+1,1%) e dal commercio e trasporti (+1,0%). In controtendenza, le attività della pubblica amministrazione, difesa, istruzione e sanità hanno mostrato un calo dello 0,9%.
La produzione e il lavoro
Per quanto riguarda il mercato del lavoro, le unità di lavoro totali sono aumentate dell’1,3%, con i redditi da lavoro dipendente che sono cresciuti del 3,8%. L’espansione occupazionale è stata guidata dalle costruzioni e dai servizi, mentre l’industria ha registrato una perdita dell’1,1% delle unità di lavoro.
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A CURA DELLA REDAZIONE ECONOMIA
Per quanto riguarda le finanze pubbliche, il saldo primario, che misura il deficit al netto della spesa per interessi, è risultato positivo e pari a +0,7% del PIL, in miglioramento rispetto al +0,5% del 2024. Tuttavia, il debito pubblico ha continuato a crescere, raggiungendo 3.095.522 milioni di euro, con un rapporto debito/PIL che si attesta al 137,1%, in aumento rispetto al 134,7% dell’anno precedente. La pressione fiscale è aumentata di 0,7 punti percentuali, arrivando al 43,1%, a causa di un incremento delle entrate fiscali e contributive del 4,2%, superiore a quella del PIL nominale. Tra le voci più dinamiche, i contributi sociali sono aumentati del 10,0% a seguito della cessazione degli esoneri sulla quota a carico dei lavoratori dipendenti.







