Oggi il nostro quotidiano non sarà disponibile in edicola: la redazione de La Stampa ha indetto un’assemblea permanente. Gli eventi delle ultime ore rappresentano un grave e senza precedenti strappo nella storia della nostra testata.

Con la firma del contratto preliminare per la cessione al gruppo Sae, il gruppo Gedi segna un ulteriore passo in una serie di dismissioni che hanno già impoverito il panorama editoriale italiano. La Stampa, che da oltre un secolo è un faro di informazione per il Nord Ovest e per l’intero Paese, viene ceduta senza che siano state fornite garanzie chiare e vincolanti per chi contribuisce quotidianamente alla sua realizzazione e per i lettori che la sostengono. Questa situazione è inaccettabile.

Per la nostra testata si prospetta un futuro incerto. Sebbene l’operazione di cessione debba essere completata entro sei mesi, attualmente non ci sono impegni concreti riguardo a occupazione, salari, strutture organizzative, linea editoriale e investimenti. Non stiamo parlando di pratiche amministrative da sbrigare, ma di una rivoluzione che potrebbe compromettere la nostra identità, autonomia e la qualità del lavoro svolto.

In un incontro con Gedi, avvenuto ieri, abbiamo richiesto risposte chiare: su quali basi si ritiene che Sae possa garantire continuità e sviluppo? Quali garanzie finanziarie sono state realmente fornite? Qual è l’ambito esatto delle attività cedute? Abbiamo domandato l’inserimento di clausole vincolanti a tutela dei posti di lavoro, dei salari, del contratto collettivo nazionale e degli accordi aziendali. Le risposte ricevute sono state vaghe, elusive e insoddisfacenti. Non possiamo e non vogliamo accontentarci di questo.

A Sae chiediamo di essere trasparenti. Pretendiamo la presentazione immediata del piano industriale e del progetto editoriale. Vogliamo conoscere la composizione societaria dell’entità che acquisirà il giornale, avere informazioni sugli investitori menzionati nei comunicati e ricevere conferma scritta della piena autonomia e indipendenza della testata. Esigiamo garanzie sul mantenimento dei posti di lavoro, sulla struttura delle redazioni e sugli investimenti nel digitale e nel multimediale. Non ci accontenteremo di dichiarazioni generali, vogliamo impegni chiari e documentati.

La cessione di un giornale non è un evento neutro né meramente contabile. L’informazione non è una merce da scambiare: è un bene pubblico, un presidio della democrazia, un diritto dei cittadini. Ogni passaggio opaco e ogni scelta priva di tutele mette a rischio non solo il lavoro della redazione, ma anche il pluralismo e la qualità del dibattito pubblico.

In queste ore decisive rivendichiamo con fermezza il diritto di sapere, di comprendere e di partecipare. Non saremo semplici spettatori di decisioni che riguardano il nostro futuro e quello del giornale. Se non arriveranno garanzie concrete, siamo pronti a difendere la redazione e il diritto dei lettori a un’informazione libera, autorevole e indipendente con tutti gli strumenti legittimi a nostra disposizione.

Esprimiamo la nostra gratitudine a colleghe e colleghi, alle rappresentanze sindacali, alle istituzioni e alle forze politiche per la solidarietà dimostrata. La storia de La Stampa non è una proprietà da trasferire silenziosamente: appartiene a una vasta comunità di lettrici e lettori. A questa comunità vogliamo dire con chiarezza che non arretreremo di un passo nella difesa della dignità del nostro lavoro e dei valori che lo sostengono.

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