
L’Agenzia Internazionale per l’Energia Rilascia 400 Milioni di Barili di Petrolio per Stabilizzare i Mercati
L’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) ha annunciato l’iniezione di 400 milioni di barili di petrolio tramite il rilascio coordinato delle scorte dei suoi Stati membri. Questa iniziativa mira a calmare i mercati, preoccupati per una possibile escalation del conflitto nel Golfo Persico. Si tratta di una decisione senza precedenti, che evidenzia la gravità della situazione attuale. Emmanuel Macron, presidente di turno del G7, ha convocato una videoconferenza con i leader mondiali, incluso Donald Trump, sottolineando l’urgenza di “ripristinare la libertà di navigazione nello stretto di Hormuz il prima possibile”.
La questione centrale, tuttavia, riguarda le modalità di attuazione. L’Iran sembra determinato a resistere e la minaccia delle mine nello stretto sta diventando concreta. Macron ha osservato che l’intervento dell’AIE equivale a circa 20 giorni di esportazioni attraverso Hormuz, rappresentando un aiuto momentaneo ma non risolutivo. Inoltre, un ulteriore intervento appare complicato: i membri dell’AIE possiedono circa 1,2 miliardi di barili in riserva, oltre a ulteriori 600 milioni in scorte commerciali obbligatorie. I mercati, va notato, non hanno reagito favorevolmente, aumentando i prezzi in risposta alle minacce di ritorsione da parte di Teheran, sia nei confronti dei porti commerciali della regione che sul prezzo del greggio, che ha raggiunto i 200 dollari al barile. Dopo la videoconferenza, Trump ha promesso un “enorme livello di sicurezza” nella zona, anche se al momento le aspettative rimangono incerte.
Sia Trump che Macron hanno menzionato la possibilità di missioni militari per garantire la navigazione, ma con approcci probabilmente differenti. Trump prevede di utilizzare la US Navy per scortare le petroliere in un contesto di conflitto aperto, mentre Macron preferirebbe un intervento solo dopo la fase critica. Il tempismo è un dilemma, poiché i partner non desiderano apparire come aggressori nei confronti dell’Iran, anche per proteggere le navi in transito. Macron ha quindi strutturato la discussione su tre punti: ricevere un “aggiornamento” da Trump sulla situazione attuale, coordinare il “ripristino” della libertà di navigazione e pianificare un “coordinamento economico”.
“I nostri obiettivi sono minimizzare l’impatto sulla sicurezza e sul mercato energetico globale”, hanno dichiarato i dirigenti dell’Unione Europea, Ursula von der Leyen e Antonio Costa, presenti alla videoconferenza. Hanno anche sottolineato l’importanza dell’implementazione del tetto massimo al prezzo del petrolio, il cosiddetto “price cap”, per stabilizzare i mercati e limitare le entrate della Russia, avvertendo che non è il momento di allentare le sanzioni contro Mosca. L’aumento dei prezzi del petrolio fornisce, infatti, risorse inaspettate nelle casse del Cremlino, proprio mentre l’Ucraina ha inviato droni nei Paesi del Golfo per assisterli contro gli attacchi iraniani. A Bruxelles, si spera che questa dinamica venga notata e intesa in chiave diplomatica, con il tema che potrebbe essere discusso nel prossimo Consiglio Affari Esteri.
Costa ha recentemente visitato l’Azerbaigian, considerato cruciale per la diversificazione energetica dell’Europa grazie al gasdotto TAP. “Con l’attuale volatilità, la nostra partnership è più importante che mai”, ha dichiarato Costa, aggiungendo che si sta elaborando un nuovo quadro per promuovere una cooperazione più stretta tra Bruxelles e Baku. Il presidente azero Ilham Aliyev ha rassicurato che quest’anno si prevede un aumento della produzione di gas e che, entro 2-3 anni, saranno disponibili per l’esportazione ulteriori 10 milioni di metri cubi. Ha inoltre evidenziato che, entro 5-6 anni, saranno pronti per l’esportazione tra 6 e 8 gigawatt da fonti rinnovabili. La questione cruciale rimane, quindi, come affrontare la situazione attuale.












