
Analisi della situazione energetica in Europa: tra crisi dei prezzi e riforme necessarie
Non si tratta di una crisi di approvvigionamento, ma di un aumento dei prezzi. In un contesto di crescente tensione nello Stretto di Hormuz, Bruxelles adotta un linguaggio che alterna rassicurazione e urgenza. Il piano di protezione contro l’aumento dei costi energetici, presentato da Ursula von der Leyen, sarà discusso mercoledì dai leader dell’Unione Europea. Tra le misure proposte, ci sono maggiore flessibilità negli aiuti di Stato per supportare le industrie più vulnerabili, margini legislativi per ridurre le bollette elettriche e nuove iniziative per incentivare la diminuzione dei consumi, con un focus particolare sulle energie rinnovabili.
Tuttavia, il vero dibattito si concentrerà sul sistema di scambio delle emissioni (Ets), che, secondo le aperture della presidente della Commissione europea, sarà rivisto per rendere “più realistica la traiettoria della decarbonizzazione”. Von der Leyen ha informato i leader che i primi aggiustamenti arriveranno “ascoltando le preoccupazioni dell’industria”, introducendo nuovi parametri di riferimento e potenziando la riserva di stabilità del mercato. In questo contesto, la richiesta di Italia di fermare il sistema Ets non trova spazio: la presidente ha sottolineato come il sistema sia “collaudato”, definendolo la guida degli investimenti europei. Durante il vertice, von der Leyen ha riconosciuto che l’Europa è stata colpita da “shock esterni di portata sismica”, facendo riferimento a una serie di crisi, tra cui la pandemia, il conflitto in Ucraina e le conseguenze energetiche.
“Ogni volta abbiamo reagito insieme e con urgenza”, ha affermato la presidente, esortando i Ventisette a fare altrettanto di fronte all’evidente impatto del conflitto in Iran. Le conseguenze economiche si fanno già sentire: nelle ultime due settimane di conflitto, l’aumento dei costi dei combustibili fossili ha comportato per l’Unione Europea un onere aggiuntivo di 6 miliardi di euro per le importazioni. Il piano di Bruxelles mira a utilizzare strumenti già consolidati, come una maggiore flessibilità negli aiuti di Stato per ridurre i costi dell’elettricità per le industrie ad alta intensità energetica. Questa proposta è stata accolta positivamente da paesi con un ampio margine di bilancio come la Germania, mentre l’Italia si trova in una situazione più complicata. L’esecutivo Ue sta anche considerando interventi sulla bolletta elettrica, con l’intento di ridurre le tasse e i prelievi non energetici, favorendo una tassazione più vantaggiosa per l’elettricità rispetto ai combustibili fossili. Tuttavia, la revisione dell’Ets rimane un tema delicato. Sebbene l’idea di congelarlo sembri lontana, sono previsti nuovi parametri di riferimento, un rafforzamento della riserva di mercato e un sostegno finanziario per la futura banca della decarbonizzazione industriale. Si sta anche discutendo di modifiche per adattarlo “alle nuove realtà”, come una maggiore flessibilità riguardo ai permessi e alle quote gratuite. Questi aspetti saranno cruciali per la strategia politica di Giorgia Meloni, che cerca di ottenere correttivi più robusti e alleanze tra i partner, in particolare con il cancelliere Friedrich Merz.
“Sospendere il sistema è complicato; servono soluzioni pragmatiche”, ha dichiarato un rappresentante di Varsavia. Inoltre, le richieste italiane in ambito energetico si estendono: il ministro Gilberto Pichetto ha chiesto maggiori poteri ai governi nazionali riguardo alle infrastrutture energetiche, rifiutando l’idea di una centralizzazione a livello europeo. Le misure temporanee, secondo la lettura dell’Unione, non devono ostacolare la transizione energetica. Questo serve anche a ribadire che la posizione sull’importazione di petrolio russo rimane ferma, nonostante le recenti retromarce di Donald Trump. “Non importeremo più nemmeno una molecola di energia dalla Russia”, ha affermato con decisione il commissario europeo all’Energia, Dan Jorgensen, che sta lavorando a una nuova legge per fermare l’importazione di greggio russo, che eliminerà le deroghe attualmente in vigore per Ungheria e Slovacchia nel contesto delle sanzioni a Mosca. Il tema è stato nuovamente affrontato nel G7 Energia dedicato a Kiev, dove si sta cercando di ripristinare l’oleodotto Druzhba, con la richiesta di un intervento da parte di Volodymyr Zelensky. Tuttavia, il conflitto con Budapest, che riaccenderà le tensioni nel prossimo vertice Ue, non sembra placarsi: il ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto, ha denunciato che la mancata riapertura del Druzhba “è una decisione puramente politica”, avvertendo che il blocco del petrolio da parte di Kiev impedirà la revoca del veto sul prestito Ue da 90 miliardi.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA