
Una nuova tempesta si abbatte sui mercati finanziari, caratterizzata da una volatilità senza precedenti, in seguito all’escalation del conflitto in Medio Oriente. Gli attacchi da parte degli Stati Uniti contro le piattaforme petrolifere e del gas iraniane, avvenuti la scorsa notte, hanno provocato una reazione da parte di Teheran che ha colpito le strutture in Qatar. Questo scambio di attacchi ha fatto schizzare alle stelle i prezzi del greggio e del gas, creando una situazione di crisi che ha avuto un effetto domino su borse, titoli di Stato e valute. Il tutto si è verificato dopo la decisione della Federal Reserve, che ha mantenuto i tassi d’interesse invariati, e della Banca Centrale Europea, che ha annunciato la propria intenzione di mantenere l’inflazione al 2% nel medio termine.
Per quanto riguarda il mercato del petrolio, le quotazioni dei carichi in partenza dall’Oman hanno raggiunto oggi i 166,8 dollari al barile, un aumento notevole rispetto ai 70 dollari del 26 febbraio, con un incremento superiore al 138% in tre settimane. Il petrolio statunitense è rimasto stabile attorno ai 98 dollari, mentre il Brent ha oscillato tra un massimo di 119 e un minimo di 97 dollari, dopo che il sottosegretario al Tesoro statunitense, Scott Bessent, ha comunicato che si sta valutando la possibilità di rimuovere le sanzioni sul petrolio iraniano già in transito. Ad Amsterdam, il gas ha chiuso con un forte rialzo del 13,5%, arrivando a 61,85 euro al MWh, dopo aver toccato punte massime di 64,6 euro, i livelli più alti da agosto 2022.
Le conseguenze si sono fatte sentire anche sui titoli di Stato.
I rendimenti dei bund tedeschi hanno raggiunto il 3% per la prima volta dal 30 giugno 2011. Tuttavia, la situazione si è stabilizzata con lo spread tra i Btp e i Bund che è rimasto pressoché invariato a 82,1 punti. Il rendimento annuo dei titoli italiani è aumentato di 5 punti, portandosi al 3,77%, mentre quello tedesco è salito di 1,7 punti al 2,95%. Le borse hanno subito pesanti perdite, sia in Asia che nel Pacifico. Tokyo ha registrato un calo del 3,38%, Mumbai del 3,26%, Hong Kong del 2,02% e Shanghai dell’1,39%. In Europa, Milano ha chiuso con un ribasso del 2,32%, mentre Francoforte ha perso il 2,82% e Londra il 2,35%, con Parigi che ha limitato le perdite al 2,03%. Negli Stati Uniti, il Dow Jones e il Nasdaq hanno segnato un calo di circa lo 0,8%.
Il quadro è descritto come piuttosto preoccupante da Ricardo Evangelista, analista senior di ActivTrades. “Questi eventi – commenta, riferendosi agli attacchi contro le infrastrutture energetiche – hanno innescato una reazione nei mercati, i quali hanno iniziato a riflettere un aumento dei rischi legati a un’interruzione prolungata dell’approvvigionamento di petrolio dal Golfo Persico”. Secondo Evangelista, “la situazione è ora più inquietante per gli operatori del settore energetico, poiché l’interruzione dei mercati globali potrebbe estendersi oltre il traffico di petroliere nello stretto di Hormuz, compromettendo la capacità produttiva di uno dei maggiori centri di estrazione di petrolio e gas al mondo”.
Questi sviluppi, secondo gli analisti di Mps Strategy, si inseriscono in un contesto macroeconomico già complesso, caratterizzato da segnali di inflazione in crescita negli Stati Uniti. Tuttavia, secondo Paolo Zanghieri di Generali Investments, è “quasi impossibile” quantificare l’impatto della guerra. Le borse europee hanno già subito perdite significative, bruciando oltre 420 miliardi in un solo giorno, dopo aver visto svanire ben 1.162 miliardi nelle prime due settimane del conflitto.
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