
Gas in Europa: Rischi e Strategie per l’Inverno
La scorsa settimana, l’Europa ha fatto un passo significativo per affrontare la crisi energetica in vista dell’inverno, optando per una strategia che potrebbe apparire rischiosa, ma che si rivela necessaria. In una lettera indirizzata ai 27 Stati membri, il commissario europeo per l’Energia, Dan Jorgensen, ha proposto di ridurre gli obiettivi di stoccaggio del gas dal 90% all’80%. Questa decisione mira a contenere la domanda e a evitare un ulteriore aumento dei prezzi, in un contesto in cui l’offerta di gas è già tesa.
La comunicazione è stata inviata mentre i Paesi europei stanno iniziando a riempire i propri serbatoi di gas, come avviene ogni anno alla fine dell’inverno, seguendo un piano che ha consentito all’Europa di ridurre la dipendenza dal gas russo negli ultimi anni. Jorgensen ha raccomandato di avviare il riempimento delle riserve in modo graduale, per prevenire una “corsa dell’ultimo minuto” alla fine dell’estate, che potrebbe esercitare pressione sui mercati. Ha anche suggerito di posticipare al 1 dicembre, un mese oltre il previsto, il raggiungimento degli obiettivi di stoccaggio. Palazzo Berlaymont ha rassicurato che l’80% di stoccaggio è considerato adeguato per garantire la sicurezza di case e imprese durante l’inverno. Tuttavia, la recente impennata dei prezzi del gas, aumentata in media del 21,5% in Europa, ha sollevato preoccupazioni crescenti, soprattutto in relazione all’impatto della guerra in Iran e nella regione del Golfo.
Il Qatar ha già comunicato che ci vorranno circa cinque anni per tornare ai livelli di esportazione precedenti al conflitto. L’Iraq, attualmente coinvolto attivamente negli scontri, ha dichiarato lo stato di forza maggiore su tutti i giacimenti petroliferi gestiti da compagnie straniere, imponendo la chiusura della produzione nelle aree interessate senza prevedere alcun risarcimento. Questa situazione ha colpito duramente i Paesi del Golfo, già alle prese con gli attacchi ai giacimenti di petrolio e gas, oltre alla chiusura del passaggio nello Stretto di Hormuz.
In risposta a questa crisi, la Casa Bianca ha deciso di allentare le sanzioni sul petrolio iraniano. Il segretario al Tesoro, Scott Bessent, ha annunciato attraverso i social media che gli Stati Uniti permetteranno la vendita di petrolio iraniano attualmente bloccato in mare. Bessent ha sottolineato che si tratta di un’autorizzazione “a breve termine, mirata e circoscritta”. Attualmente, il petrolio iraniano soggetto a sanzioni è accumulato in Cina a prezzi molto ridotti. Sbloccando temporaneamente questa offerta, gli Stati Uniti potrebbero immettere rapidamente sul mercato globale circa 140 milioni di barili di petrolio.
Questa decisione giunge mentre l’Iran sta lanciando messaggi chiari: gli obiettivi della sua guerra energetica sono l’Europa e gli Stati Uniti. Il regime ha recentemente indicato la possibilità di aprire lo Stretto di Hormuz per le navi giapponesi, mentre per quelle cinesi, nonostante i rischi di navigazione, è già stato dato un sostanziale via libera. Secondo le autorità statunitensi, la capacità dell’Iran di minacciare le navi nello Stretto di Hormuz è diminuita dopo gli ultimi bombardamenti americani. Tuttavia, si potrebbe aprire un nuovo fronte nel mar Rosso, nello Stretto di Bab-al-Mandeb, dove gli Houthi, alleati dell’Iran, hanno già avvertito di essere pronti a intervenire, in particolare se ci saranno azioni militari contro l’isola di Kharg.
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