
Revoca delle deleghe per Luigi Lovaglio: il Cda di Mps prende il comando
Il Consiglio di Amministrazione di Monte dei Paschi di Siena (Mps) ha revocato le deleghe a Luigi Lovaglio, sospendendolo dalle sue funzioni di direttore generale e assumendo il controllo di tutte le decisioni strategiche. La gestione delle operazioni quotidiane, in attesa della prossima assemblea, è stata affidata a Maurizio Bai, attuale vice direttore generale vicario, per garantire la continuità operativa della banca. Le voci circolate nel pomeriggio riguardo a presunte dimissioni di Lovaglio sono state prontamente smentite. Fonti finanziarie contattate dall’AdnKronos hanno sottolineato che l’ipotesi di dimissioni era stata proposta dall’istituto stesso, senza però concretizzarsi.
Michele Calcaterra, professore di Corporate Finance presso l’Università Bocconi, ha spiegato all’AdnKronos che la revoca delle deleghe, sebbene possa sembrare formale, ha effetti significativi sia sul piano operativo sia su quello della governance. In ambito operativo, Lovaglio non sarà più il punto di riferimento per decisioni cruciali come strategia, finanza e operazioni straordinarie. Questo potrebbe rafforzare il ruolo del presidente e dei comitati interni, portando a una maggiore collegialità nelle decisioni.
Dal punto di vista della governance, si evidenzia un possibile riequilibrio dei poteri all’interno del Consiglio, con la possibilità di un aumento della tensione tra gli azionisti. Sebbene Lovaglio rimanga coinvolto nella formazione di una lista alternativa, persistono criticità. Diverse fonti finanziarie milanesi hanno segnalato che rimangono interrogativi sul coinvolgimento di consulenti, sull’assenza di continuità con il precedente Consiglio e sui criteri di selezione dei candidati, oltre alle tempistiche di presentazione, avvenuta a ridosso delle scadenze senza un evidente confronto con le autorità di vigilanza.
Questo tema è sempre più sotto l’attenzione della Banca Centrale Europea, come osservato da Angelo De Mattia, che ha espresso dubbi sulla praticabilità e accettabilità della nuova governance proposta. Ha inoltre messo in evidenza il contrasto rispetto al processo di selezione di Fabrizio Palermo, che è avvenuto sotto la supervisione del Comitato Nomine, includendo criteri definiti, analisi di un ampio bacino di candidati e verifiche sui requisiti di idoneità. Tale approccio ha ricevuto una risposta positiva dal mercato, con il titolo che ha registrato un aumento del 3,31%.
La professoressa Marta Degl’Innocenti, economista esperta di mercati finanziari presso l’Università Statale di Milano, ha confermato che la scelta di Palermo rafforza la credibilità della lista proposta, conferendo autorevolezza e legittimità sul mercato. Tuttavia, la competizione con la lista alternativa guidata da Lovaglio introduce un’incertezza sull’esito finale, che dipenderà dagli equilibri tra gli azionisti.
In vista dell’assemblea di aprile, la situazione si complica ulteriormente per Lovaglio. La Delfin, che detiene il 17,5% delle azioni, sembra orientata all’astensione, il che potrebbe ridurre il totale dei voti espressi e aumentare il peso della lista del Consiglio. Anche il Ministero dell’Economia e delle Finanze (4,9%) potrebbe seguire questa linea, pur senza escludere cambiamenti di posizione. Tra gli altri azionisti, Girondi (circa il 3%) è favorevole alla lista alternativa, mentre Banco Bpm (3,7%) mantiene una posizione incerta. Con Caltagirone (11,5%) schierato a favore della lista del Consiglio, il voto dei fondi internazionali diventa cruciale. Le indicazioni dei proxy advisor, attese per la fine del mese, saranno determinanti in questa complessa partita per Luigi Lovaglio, ulteriormente complicata dalle recenti dinamiche emerse in Consiglio. (di Andrea Persili)













