Titolo: La Pasqua e il Decreto del Governo: Preoccupazioni Economiche in Crescita

L’arrivo della Pasqua e la partenza inaspettata della premier per il Golfo Persico hanno portato il Consiglio dei Ministri a riunirsi venerdì santo alle nove in punto, con una durata di venti minuti. Durante l’incontro, è stato approvato un secondo decreto che estende fino al primo maggio lo sconto di 25 centesimi (precisamente 24,4) per ogni litro di carburante. A questo si aggiungerà un credito d’imposta per il gasolio destinato a tir, pescherecci e mezzi agricoli.

Il costo complessivo di queste misure ammonta a cinquecento milioni di euro. Il governo spera di non dover emettere un terzo decreto per la prossima scadenza, ma l’ottimismo a Palazzo Chigi appare limitato. Giancarlo Giorgetti, scendendo in sala stampa, ha commentato l’attuale situazione con una certa rassegnazione, affermando: «Questo decreto serve a tamponare la situazione, ma gli sviluppi internazionali in campo geopolitico, che non dipendono da noi, ci porteranno a considerare altri tipi di interventi».

Le Previsioni della Banca d’Italia

Donald Trump ha ripetutamente dichiarato che il conflitto durerà ancora due o tre settimane, ma la sua credibilità è messa in discussione. Ieri, la Banca d’Italia ha aggiornato le stime economiche per il prossimo triennio, considerando scenari alternativi. «L’incertezza sulle proiezioni macroeconomiche è eccezionalmente alta. L’andamento dell’attività economica e dell’inflazione dipenderà in gran parte dalla durata del conflitto in Medio Oriente e dalle sue ripercussioni sulla produzione e sui flussi di materie prime».

Gli economisti di via Nazionale hanno delineato due scenari: il primo, più ottimista, prevede una crescita dell’Italia di mezzo punto percentuale quest’anno. L’altro scenario, più pessimista, indica una stagnazione economica, con una crescita pari a zero nel 2026 e un calo dello 0,5% nel 2027. Per la premier Giorgia Meloni, questo rappresenterebbe un incubo, con la prossima campagna elettorale che si svolgerebbe in un contesto di crisi economica, inaspettata e in parte attribuibile a Trump, che è stato finora un alleato del governo di centrodestra.

Timori per i Prezzi Energetici

Gli economisti della Banca d’Italia temono un aumento dei prezzi dell’energia, che potrebbe far lievitare l’inflazione quasi di un punto rispetto alle previsioni di tre mesi fa, passando dall’1,7% al 2,6%. Questa situazione rischia di mettere in difficoltà gli elettori a basso reddito, che, in occasione del voto, pesano quanto la ristretta minoranza dei più abbienti. L’aumento dei prezzi sembra inevitabile, poiché i costi attuali non riflettono pienamente i danni causati dai bombardamenti americani e israeliani in Iran e dalle reazioni iraniane alle infrastrutture energetiche nei Paesi limitrofi. Nel peggiore dei casi, l’inflazione potrebbe raggiungere il 4,5%, livelli che non si osservano dalla crisi del 2022, all’inizio della guerra in Ucraina, e che risalgono a metà degli anni Novanta.

La Situazione Fiscale

Il contesto economico si fa sempre più difficile per la premier, già provata dalla recente sconfitta referendaria. Gli ultimi dati dell’Istat segnalano che la pressione fiscale ha toccato il 43,1%, sette decimali in più rispetto al 2024. Questo non implica necessariamente un aumento delle tasse, ma evidenzia un incremento delle entrate fiscali. Tuttavia, il deficit, sebbene in miglioramento, rimane un decimale sopra la soglia del 3%, il traguardo tanto atteso per uscire dalla procedura di infrazione europea.

La Posizione di Giorgetti

Di fronte a questa situazione, la preoccupazione tra i leader del governo è unanime: aumentare la spesa pubblica oltre i vincoli stabiliti con Bruxelles. Matteo Salvini e Tommaso Foti, ministro degli Affari europei, hanno già sollevato questa questione, e ora anche Giorgetti si esprime in tal senso: «È evidente che, se la situazione non cambia, sarà necessaria una riflessione a livello europeo. Ho già espresso questa valutazione all’inizio del conflitto e l’ho ribadita durante l’Eurogruppo all’inizio della settimana».

Giorgetti avverte che la questione riguarderà tutti i Paesi, non solo quelli ad alto debito come l’Italia: «Tutti osservano la durata del conflitto, poiché avrà ripercussioni sulle politiche monetarie e fiscali dei Paesi colpiti. Le conseguenze della guerra saranno inevitabili e, a un certo punto, Bruxelles dovrà affrontarle».

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