
Credit Agricole aumenta la sua partecipazione in Banco Bpm al 29,9%
Credit Agricole, attraverso un investimento diretto e una posizione sintetica ottenuta tramite strumenti derivati, ha raggiunto una partecipazione del 29,9% in Banco Bpm. Questa informazione è stata riportata da AdnKronos, citando fonti del settore finanziario. La banca francese non ha rilasciato commenti ufficiali. È importante notare che Credit Agricole ha l’autorizzazione a superare il 20% di partecipazione, purché non oltrepassi il limite del 30%. Al 31 marzo, la sua quota ufficiale era del 22,9%. Secondo le fonti, si vociferava da tempo di una esposizione economica complessiva superiore a quella ufficialmente dichiarata.
Michele Calcaterra, professore di Corporate Finance presso Sda Bocconi, ha dichiarato ad AdnKronos che la presenza di Credit Agricole in Banco Bpm, pur non costituendo un controllo diretto, potrebbe rappresentare una leva strategica. Secondo Calcaterra, questa partecipazione potrebbe rendere Credit Agricole il principale interlocutore per qualsiasi sviluppo futuro, scoraggiando potenziali acquirenti. Oltre agli aspetti finanziari, la partecipazione offre vantaggi informativi e industriali, consentendo una maggiore visibilità sulle dinamiche bancarie e l’opportunità di sviluppare alleanze strategiche nei settori dei pagamenti, della bancassicurazione e del wealth management.
In sintesi, Calcaterra suggerisce che l’azione di Credit Agricole possa essere interpretata come una strategia di presidio, garantendo un ruolo centrale nel mercato italiano e influenzando gli equilibri del settore, mantenendo aperte tutte le opzioni per il futuro. Riguardo a queste opzioni, la questione si intreccia con la possibile controfferta di Banco Bpm su Monte dei Paschi di Siena (Mps).
Secondo quanto appreso da AdnKronos, Banco Bpm non ha abbandonato l’idea di coinvolgere Credit Agricole nella formulazione di una controfferta per Mps. L’intento sarebbe quello di rafforzare la credibilità della proposta al fine di competere con l’offerta di Intesa Sanpaolo. Tuttavia, da Parigi giunge un messaggio di cautela, se non di freddezza, al momento. Come già anticipato, Credit Agricole non sembra intenzionata a partecipare, nell’immediato, a un’operazione che appare complessa e potenzialmente onerosa, sia sul piano economico che politico, in un contesto già delicato a causa delle manovre di Intesa Sanpaolo e dell’Opas in corso, che ha trovato un’accoglienza non ostile da parte della politica.
Credit Agricole è il principale azionista di Banco Bpm, guidato da Giuseppe Castagna, ma è prematuro definirla un "cavaliere bianco". Secondo fonti finanziarie, inizialmente Credit Agricole non avrebbe visto di buon occhio la proposta avanzata da Castagna riguardo a Mps, temendo una possibile diluizione della propria partecipazione. Tuttavia, successivamente, sono emerse nuove valutazioni che hanno portato a una revisione di questa posizione, consentendo ai consiglieri di Credit Agricole in Banco Bpm di approvare l’invio della lettera.
In questo contesto, la fonte menziona eventi significativi come i contatti già avviati tra Banco Bpm e Mps, oltre alla possibile compensazione offerta dal Mediocredito Centrale, legato al progetto della "Banca del Mezzogiorno", che potrebbe bilanciare la diluizione della quota di Credit Agricole in Banco Bpm.
Nelle settimane precedenti, si erano diffuse varie ipotesi riguardanti operazioni straordinarie nel settore bancario italiano, con i nomi di Unicredit e Intesa Sanpaolo tra i più citati. Tuttavia, il coinvolgimento di Intesa era considerato complesso per le questioni antitrust. Successivamente, è emerso il ruolo di Carlo Cimbri e di Unipol, con un approccio strategico da parte di Messina.
A questo punto, la posizione di Credit Agricole sembra essere cambiata nuovamente: pur mantenendo aperto il dialogo con il management di Banco Bpm, la banca francese sta riflettendo sui costi di un coinvolgimento diretto in operazioni onerose, che potrebbero trasformarsi in uno scontro aperto con altri importanti gruppi bancari italiani e con elementi politici. Il fattore politico, secondo le fonti, è uno degli aspetti che induce a maggiore cautela, poiché si ritiene che un intervento diretto di una banca estera in una grande operazione di consolidamento nazionale sarebbe sottoposto a un’attenta valutazione.
(Articolo di Andrea Persili e Marco Cherubini)









