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Big Tech dell’IA sotto esame: prove di resilienza simili a quelle bancarie per prevenire il rischio di fallimento.

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Il rischio di un monopolio nell’intelligenza artificiale: i timori dei banchieri centrali

Un numero crescente di banchieri centrali e regolatori esprime preoccupazione riguardo all’emergere di colossi dell’intelligenza artificiale, paragonabili alle banche d’affari del 2008. Queste aziende tecnologiche stanno creando un monopolio sistemico, definito "Too Big To Fail", simile a quello degli istituti di credito salvati durante la crisi dei mutui subprime. Peter Thiel, fondatore di Palantir, ha consigliato alle startup di puntare al monopolio, e le Big Tech hanno seguito questo consiglio. Un eventuale collasso di queste entità, come indicato nella relazione annuale della Banca dei regolamenti internazionali, potrebbe generare dinamiche difficili da gestire solo con risorse private, costringendo i governi a intervenire con ingenti fondi pubblici per mantenere operative le infrastrutture civili. I banchieri centrali di Basilea avvertono che il modello attuale si basa su una fragilità che la finanza tende a ignorare, rendendo necessaria l’introduzione di stress test specifici per valutare i rischi.

Proporzioni inedite del settore tecnologico statunitense

L’industria tecnologica statunitense presenta dimensioni senza precedenti, che ricordano le bolle speculative del passato, dalla recente crisi Dot-com a quella dei tulipani, fino alla South Sea Company. Per comprendere l’entità di questo settore, basta osservare Wall Street: Nvidia ha raggiunto una capitalizzazione di 4,72 trilioni di dollari, seguita da Apple con 4,54 trilioni, Alphabet a 4,34 trilioni, Microsoft a 2,90 trilioni e Broadcom che si avvicina ai 2 trilioni. Le prime otto società tecnologiche statunitensi valgono complessivamente oltre 24 trilioni di dollari, una cifra equivalente quasi alla metà dell’intero mercato immobiliare americano. Sebbene le quotazioni azionarie stiano crescendo rapidamente e gli investimenti nell’intelligenza artificiale siano in aumento, i ritorni per gli azionisti rimangono per ora modesti o limitati nel lungo termine. L’amministrazione statunitense adotta un approccio strategico nei confronti di questo settore, con il presidente Donald Trump che sta considerando un intervento governativo nel capitale di aziende come Anthropic e Alphabet.

OpenAI e le sue proposte

In questo contesto, OpenAI ha recentemente avanzato l’idea di cedere il 5% delle proprie quote al governo americano. Questa manovra mira a ottenere supporto istituzionale per finanziare ingenti spese infrastrutturali, stimate in oltre un trilione di dollari nei prossimi anni. La direttrice finanziaria di OpenAI, Sarah Friar, ha sottolineato che il governo potrebbe fornire garanzie necessarie per realizzare tali investimenti. L’amministratore delegato Sam Altman ha respinto le critiche riguardanti le dimensioni incontrollabili delle Big Tech, affermando che le aziende in difficoltà dovrebbero essere lasciate fallire, pur sollecitando una strategia nazionale e sostanziosi sussidi per il settore dei semiconduttori.

Interventi governativi e rischi di mercato

Tuttavia, i precedenti storici mettono in discussione la narrazione di un libero mercato. Nel 2023, il crollo della Silicon Valley Bank ha costretto il governo a intervenire per salvaguardare l’industria. Nonostante la banca detenesse solo l’1% degli asset del sistema americano, la segretaria al Tesoro Janet Yellen ha giustificato il rimborso totale dei depositanti per evitare un rischio sistemico. Se un istituto con un bilancio di 200 miliardi di dollari è considerato vitale, le dimensioni attuali delle Big Tech rendono un salvataggio statale praticamente inevitabile, alimentando il rischio di azzardo morale.

Manipolazione delle dinamiche di mercato

Questo intervento governativo altera le regole di mercato, come evidenziato da Toronto Dominion Bank. Il governo sta incentivando l’informatica per stimolare la produttività, manipolando le dinamiche competitive attraverso esenzioni tariffarie. Attualmente, circa la metà delle importazioni statunitensi beneficia di esenzioni dai dazi, con un volume esente di 34 miliardi di dollari al mese, che principalmente avvantaggia computer e componenti elettroniche. Dopo il lancio di ChatGPT nel novembre 2022, le importazioni annuali di grandi elaboratori sono aumentate a 235 miliardi di dollari, mentre le parti di ricambio hanno toccato i 67 miliardi. Senza queste franchigie, gli importatori si troverebbero a dover affrontare 19,2 miliardi di dollari in tasse aggiuntive.

Avvertimenti da Basilea

L’analista finanziario indipendente Joseph Politano ha sottolineato come l’attuale crescita del settore AI sarebbe insostenibile se le aziende tecnologiche dovessero affrontare le stesse tasse degli altri settori, come quello automobilistico o edile. Questo favoritismo normativo garantisce un sussidio costante. Uno studio del 2022 pubblicato dall’Oxford Business Law Blog ha codificato questa tendenza nel paradigma "Too-Tech-to-Fail". Le grandi aziende godono di un vantaggio iniquo nel mercato obbligazionario, abbattendo i costi di rifinanziamento e generando risparmi annuali compresi tra uno e due miliardi di dollari. In tempi di turbolenza finanziaria, i titoli delle Big Tech sono percepiti come beni rifugio, considerati asset sicuri protetti dallo stato. Allo stesso tempo, il settore riesce a eludere gran parte della tassazione e a bypassare le normative bancarie, gestendo pagamenti online e database della finanza globale. Con l’ingresso del governo nel capitale, questo scenario potrebbe subire cambiamenti significativi.

Rischi legati alla struttura societaria

La concentrazione del potere economico rende le aziende tecnologiche meno soggette all’azione dei legislatori. Queste imprese trasferiscono i rischi operativi e legali a sviluppatori di software, i quali si trovano a prendere decisioni con forti implicazioni etiche. I dirigenti operano in un contesto privo di barriere normative, privilegiando la crescita accelerata. Le aziende riescono a evitare responsabilità legali attraverso veicoli societari creati per limitare i danni. La professoressa Alexandra Andhov ha messo in evidenza come la responsabilità venga dispersa e la rendicontabilità esternalizzata, portando a una situazione in cui chi cerca un colpevole si trova a dover provare a un livello superiore. Secondo Andhov, le leggi attualmente in vigore, che dovrebbero responsabilizzare queste aziende come entità giuridiche, sono state concepite per un contesto in cui le aziende operano all’interno dei mercati, non per un mondo in cui le aziende stesse rappresentano il mercato.

Conclusione

La situazione attuale mette in evidenza il rischio di un collasso dell’industria AI, con il settore privato che potrebbe non disporre della liquidità necessaria per far fronte ai debiti. Ciò porterebbe a un nuovo intervento statale, simile a quanto avvenne quasi vent’anni fa con i grandi istituti bancari di Wall Street.

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