
L’economia italiana si prepara ad affrontare un 2026 caratterizzato da una crescita “contenuta”. Secondo le proiezioni della Banca d’Italia, correggendo per il numero di giorni lavorativi, il prodotto interno lordo (PIL) crescerà dello 0,5% nel 2026, dello 0,4% nel 2027 e dello 0,9% nel 2028. È importante notare che, tenendo conto delle revisioni da parte dell’Istat, la crescita prevista per il 2026 potrebbe salire a un valore di 0,6%. Tuttavia, per il 2027, le stime nel bollettino economico di luglio sono state riviste, scendendo al di sotto dello 0,5% indicato nel documento precedente di aprile.
Queste proiezioni costituiscono uno “scenario di base”, ma si trovano a fare i conti con i rischi legati alla guerra nel Golfo Persico, in particolare attorno allo stretto di Hormuz. I dati di Banca d’Italia, aggiornati al 16 luglio, riflettono un contesto geopolitico caratterizzato da un elevato grado di incertezza, soprattutto in seguito al collasso del protocollo d’intesa tra Stati Uniti e Iran, annunciato il 14 giugno, e alla ripresa delle ostilità che hanno spinto nuovamente verso l’alto i prezzi energetici. Eventuali sorprese positive per il PIL potrebbero derivare da una diminuzione dei costi del gas e del petrolio, o dall’aumento della spesa per la difesa in Europa. Al contrario, rischi negativi potrebbero derivare dalla continuazione delle tensioni tra Stati Uniti e Iran e dai ritardi nel ripristino delle forniture attraverso lo stretto di Hormuz, con conseguenze particolarmente gravi sulla crescita economica.
Secondo Banca d’Italia, gli effetti della guerra sono già riflessi nei dati economici italiani: l’inflazione al consumo è prevista al 3,1% per il 2023, principalmente a causa dell’aumento dei prezzi energetici, mentre si prevede un ritorno al 2% nei due anni successivi. Questo andamento inflazionistico ha spinto al rialzo i tassi di interesse della Banca Centrale Europea (BCE), allineandosi a una tendenza simile nell’area euro, dove si prevede una crescita dell’1,5% nel 2028, rispetto allo 0,8% nel 2026 e all’1,2% nel 2027. Nonostante i 166 miliardi di euro di sovvenzioni e prestiti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) erogati fino ad ora, principalmente destinati a investimenti pubblici che contribuiscono al PIL, questi rappresentano solo un terzo del totale degli aiuti concessi ai Paesi dell’Unione Europea.
Nel bollettino si evidenzia che, dopo una crescita dello 0,3% nel primo trimestre dell’anno, l’economia italiana ha subito un rallentamento nel secondo trimestre. L’input positivo derivante dalla transizione digitale e energetica e dai progetti finanziati dal Pnrr è stato parzialmente compensato dall’aumento dell’incertezza e dall’innalzamento dei prezzi dei beni energetici e dei materiali produttivi, influenzati dalle tensioni in Medio Oriente.
Le imprese stanno affrontando difficoltà a causa dell’incertezza legata alla guerra, tanto che la domanda di credito da parte di queste è rimasta debole nei primi tre mesi dell’anno. Anche i consumi delle famiglie hanno mostrato un rallentamento, nonostante il tasso di disoccupazione si mantenga ai minimi storici, sia in Italia che in Europa. Le retribuzioni, pur risentendo dell’inflazione, si prevede che rimangano moderate nei prossimi mesi, anche a causa della limitata quantità di contratti collettivi in attesa di rinnovo. A livello europeo, si osserva un rallentamento anche delle retribuzioni contrattuali.











