
Aumento dei Prezzi di Petrolio e Gas: L’Industria Italiana Sotto Pressione
I costi del petrolio e del gas continuano a salire, mentre l’industria italiana mostra segni di debolezza e i consumi si avvicinano a una possibile stagnazione. L’inizio del terzo trimestre del 2023 si presenta critico, e gli effetti della guerra in corso potrebbero estendersi fino alla fine dell’estate. Il Centro studi di Confindustria mette in evidenza uno scenario preoccupante, lanciando un allerta anche sul settore del credito. La causa principale di questa situazione è il conflitto riacceso tra Stati Uniti e Iran, che ha spinto i prezzi del greggio alle stelle e ha alimentato l’incertezza economica.
Secondo il report del Centro studi di viale dell’Astronomia, "dopo aver già rallentato il Pil italiano nel secondo trimestre, gli effetti della guerra si estendono ora anche al terzo". L’analisi avverte che "l’inflazione rimarrà elevata per un periodo prolungato e il settore creditizio sta diventando più restrittivo".
L’innalzamento dei prezzi rappresenta un elemento cruciale e, anche se l’inflazione viene considerata "transitoria", non è possibile essere ottimisti: "il livello dei prezzi rimane elevato e influisce negativamente sul Pil", afferma l’ufficio studi di Confindustria in un’analisi specifica. Non bisogna farsi ingannare dalla flessione di giugno (+3,0%): "l’inflazione è storicamente un fenomeno persistente e la sua moderazione non sarà immediata", si legge nell’analisi, che ricorda come nel 2023 l’inflazione in Italia abbia impiegato un anno a scendere da +12,0% a +1,0%. L’ultima indagine della Banca Centrale Europea indica miglioramenti nelle aspettative riguardanti sia l’inflazione che la crescita, ma il sondaggio – condotto tra il 4 e il 29 giugno – non riflette ancora gli sviluppi più recenti. Nel frattempo, l’aumento dei costi energetici inizia a mettere in difficoltà le imprese e influisce anche sui finanziamenti.
"Nonostante l’aumento moderato dei tassi d’interesse (3,67% a maggio, rispetto al 3,33% di febbraio), i prestiti alle imprese stanno crescendo (+3,5% su base annua)", sottolinea l’analisi, che nota come questo incremento sia principalmente dovuto "alla domanda di liquidità per le spese energetiche, piuttosto che per investimenti".
Sul fronte dei consumi familiari, si prevede una possibile contrazione. In questo contesto, l’industria mostra segnali di rallentamento, mentre i servizi tendono a stabilizzarsi. Anche l’export ha registrato una diminuzione a maggio, sebbene nei primi cinque mesi dell’anno rimanga comunque in crescita. La situazione non è migliore nel resto d’Europa: in Francia, l’indice Pmi ‘flash’ di S&P Global torna a luglio su valori "neutri", indicando una stabilizzazione delle condizioni economiche. In Germania, l’indice sale a 51,2, tornando in territorio di espansione dopo quattro mesi. Tuttavia, gli analisti avvertono che, considerando l’escalation delle tensioni in Medio Oriente, è improbabile che questo scenario positivo continui.
In Italia, l’attenzione è rivolta alle prossime decisioni del governo. Mentre i prezzi dei carburanti continuano a salire, consumatori e opposizioni esercitano pressioni per un nuovo taglio delle accise. "Valuteremo ora, da un punto di vista economico, quale sia l’approccio migliore. La priorità sarà quella di intervenire sulla flessibilità concessa dall’Ue", ha dichiarato il vicepremier Antonio Tajani.
L’ipotesi proposta dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti prevede l’introduzione di accise mobili, ma si dovrà attendere i primi dieci giorni di agosto per avere un quadro chiaro degli incassi di luglio. Il possibile ricorso a scostamenti di bilancio legati alla flessibilità concessa dall’Ue per il settore energetico è invece rimandato all’autunno. Le misure necessarie devono ancora essere definite in collaborazione con l’Ue, ma è già noto che lo spazio concesso (stimato in 0,3% del Pil, circa 6,8 miliardi di euro) non potrà essere utilizzato per riduzioni delle accise. Questo dossier è solo all’inizio: il processo sarà avviato con le comunicazioni al Parlamento da parte di Giorgetti il 5 agosto, e successivamente, entro il 15, l’Italia formalizzerà la richiesta all’Ue. Solo dopo l’approvazione di Bruxelles sarà possibile procedere con l’autorizzazione da parte del Parlamento, che richiede un voto a maggioranza assoluta.











