Ex Ilva: i sindacati proclamano uno sciopero, il governo elabora un piano straordinario – Aggiornamenti

Proposte concrete in vista di un "piano straordinario" per l’ex Ilva

Al termine di un incontro di otto ore tra il governo e i sindacati, tenutosi a Palazzo Chigi, è emersa la necessità di attuare un "piano straordinario" per l’ex Ilva. La risposta dei sindacati a questo tavolo di confronto è stata l’indizione di uno sciopero di otto ore in tutti gli stabilimenti, per mettere in evidenza l’importanza della questione sociale.

Il governo ha deciso di istituire un tavolo tecnico presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), che sarà operativo già dal prossimo martedì. Un primo passo in questa direzione è la necessità di "riparametrare" la gara per la cessione dell’ex Ilva, in particolare per l’area a freddo. Questa decisione è influenzata dal termine di novanta giorni stabilito dalla sentenza della Corte d’Appello di Milano, il quale complica ulteriormente le trattative di vendita dell’impianto. Nonostante ciò, Jindal ha confermato il suo interesse per l’acquisizione dell’ex Ilva di Taranto, sottolineando che la sua offerta dipende dalla definizione degli accordi necessari.

Durante l’incontro, il governo ha assicurato la continuità dell’attività dell’impianto, evidenziando però l’urgenza di un calendario di lavoro chiaro e di tempi brevi. "Non vogliamo fasciarci la testa né arrenderci – ha dichiarato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano – ma non dobbiamo considerarci in conflitto". Tuttavia, al momento non sono state prese decisioni definitive né si è giunti a conclusioni preordinate, nemmeno riguardo alla sentenza della Corte d’Appello di Milano.

Particolarmente rilevante è la questione di un possibile ricorso straordinario contro la sospensione dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto, da presentare entro i novanta giorni. Questo tema non è stato discusso nel corso dell’incontro, ma resta presente nel dibattito. "Nessuno del governo intende polemizzare con l’autorità giudiziaria – ha precisato Mantovano – ma affermare che si è fatto ‘scacco matto’ è inappropriato, poiché non si tratta di una partita a scacchi".

Per i sindacati, la situazione è tutt’altro che semplice, e intendono sfruttare i novanta giorni a disposizione per elaborare soluzioni concrete. I rappresentanti sindacali hanno chiesto di elaborare "un vero progetto industriale, con un ruolo centrale dello Stato e l’introduzione di misure straordinarie di protezione e risarcimento per i lavoratori". Michele De Palma, segretario nazionale della Fiom Cgil, ha descritto la situazione come critica.

"Non stiamo trattando in un contesto normale – ha dichiarato ai giornalisti all’uscita da Palazzo Chigi – poiché la sentenza entro 90 giorni prevede la chiusura totale, e fermare le aree a caldo implica la chiusura dell’ex Ilva. Questo tempo deve essere utilizzato per garantire diritti e soluzioni per i lavoratori". La possibilità di chiudere l’ex Ilva non è un’opzione da considerare.

Ferdinando Uliano, segretario generale della Fim Cisl, ha avvertito che una chiusura delle aree a caldo porterebbe a "uno scontro sociale interminabile" che influenzerebbe anche gli altri stabilimenti. "La chiusura delle aree a caldo comporterebbe la chiusura anche delle aree a freddo – ha affermato Uliano – poiché gli impianti di Genova e Novi Ligure sono legati agli altoforni di Taranto, rendendo dunque necessaria la continuità delle aree a caldo".

Anche Davide Sperti, segretario generale della Uilm, ha espresso un parere simile, esortando a superare la logica del "tutti contro tutti". "Novanta è un numero che fa paura – ha dichiarato – e in questo periodo limitato il governo deve prendersi la responsabilità di guidare il processo, assicurando trasparenza, risorse e un forte coinvolgimento pubblico. Non ci sono più margini per rinvii o soluzioni parziali".

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