
Modifiche alla Tassazione delle Auto Aziendali: Novità dal Decreto Omnibus
La tassazione relativa alle auto aziendali subirà un cambiamento significativo. Il decreto Omnibus, approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri il 10 giugno e successivamente inviato al Parlamento, introduce una maggiorazione del 50% sul valore del fringe benefit per i veicoli che superano una certa soglia di anzianità. Questa modifica si applica alle automobili assegnate ai dipendenti per uso promiscuo, ovvero per scopi lavorativi e personali. È importante notare che non sarà l’Irpef pagata dal lavoratore a crescere del 50%, ma il valore convenzionale del benefit che si aggiunge al reddito imponibile, su cui vengono calcolate le imposte e i contributi. L’effetto finale sulla busta paga dipenderà quindi dall’aliquota marginale del dipendente.
Aumento della Tassazione dopo il Quinto Anno
La maggiorazione entrerà in vigore dopo il 31 dicembre del quinto anno successivo alla prima immatricolazione del veicolo. Ad esempio, per un’auto immatricolata nel 2021, l’aumento si applicherà a partire dal 1° gennaio 2027. È fondamentale considerare l’età del veicolo, piuttosto che la data di inserimento nella flotta o di assegnazione al dipendente. Questa regola si applica a tutte le tipologie di alimentazione: benzina, diesel, ibride, plug-in ed elettriche. Il provvedimento mira a incentivare il rinnovamento delle flotte, ma potrebbe penalizzare anche le auto elettriche che, sebbene ancora efficienti, superano il limite di anzianità.
Calcolo dell’Aumento della Busta Paga
Per chiarire, supponiamo che le tabelle Aci stabiliscano un valore convenzionale annuo di 6.000 euro per un’auto a benzina. Applicando la percentuale del 50%, il fringe benefit imponibile ammonterebbe a 3.000 euro, ossia 250 euro al mese. Dopo il quinto anno, la maggiorazione porterebbe il valore imponibile a 4.500 euro, equivalenti a 375 euro mensili. Di conseguenza, l’aumento della base imponibile sarebbe di 1.500 euro all’anno. Con un’aliquota Irpef marginale del 35%, senza considerare contributi e addizionali, il costo fiscale aggiuntivo si attesterebbe intorno ai 525 euro. Pertanto, il dipendente non vedrà un incremento del 50% nelle tasse complessive, ma sulle imposte relative a una base imponibile aumentata del 50%. L’impatto sarà più significativo per le auto a benzina, diesel e ibride tradizionali, mentre per le elettriche, che partono da una percentuale del 10%, l’effetto sarà più contenuto.
Destinatari della Misura
Questa normativa colpirà principalmente i dipendenti a cui vengono assegnate auto utilizzate a lungo nelle flotte o veicoli usati già immatricolati da diversi anni. Potrà riguardare anche le vetture riassegnate, poiché il parametro fondamentale rimane la prima immatricolazione.
La regola si applica anche nel caso di auto in leasing o a noleggio a lungo termine, indipendentemente dalla proprietà del veicolo. Se un’impresa stipula un leasing nel 2026 su un’auto immatricolata nel 2020, per la maggiorazione si farà riferimento all’anno 2020. In tal modo, un’auto usata con più di cinque anni potrebbe subire penalizzazioni già al momento dell’assegnazione.
Le aziende dovranno decidere se continuare a utilizzare mezzi più datati, con conseguente aumento del carico fiscale per i dipendenti, o se anticipare il rinnovo delle flotte. Questa norma potrebbe incentivare il noleggio di auto nuove, ma ridurre la convenienza di prolungare la vita utile dei veicoli. Inoltre, il decreto prevede un aumento forfettario del 5% per gli accessori non inclusi nelle tabelle Aci, quando questi non sono stati acquistati dal dipendente.
Correzione per le Auto Ordinati nel 2024
Il correttivo cerca anche di affrontare le problematiche emerse durante la transizione dal precedente sistema basato sulle emissioni a quello attuale, introdotto dalla legge di Bilancio 2025, che si basa sul tipo di alimentazione. Per le auto ordinate entro il 31 dicembre 2024 e concesse in uso promiscuo entro il 31 dicembre 2025, dovrebbe continuare a valere il regime fiscale precedente, anche se l’assegnazione avviene dopo il 30 giugno 2025. Questa correzione evita l’applicazione del criterio del valore normale, considerato potenzialmente più svantaggioso, poiché legato al valore di mercato dell’uso privato del mezzo. La stessa protezione si estende alle riassegnazioni, impedendo che il passaggio a un altro lavoratore attivi automaticamente le regole più onerose. Tuttavia, non sono previsti rimborsi per le imposte già versate.
Situazione Attuale e Prospettive
Il testo è attualmente in fase di esame parlamentare e potrà subire modifiche prima della sua approvazione definitiva e della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Una delle questioni più controverse riguarda la decisione di considerare esclusivamente l’età del veicolo, penalizzando in modo simile un vecchio diesel e un’elettrica di sei anni. Inoltre, il maggiore carico fiscale non graverà sull’azienda, ma sul dipendente che riceve il benefit. Pertanto, chi utilizza un’auto aziendale dovrà prestare attenzione all’anno di prima immatricolazione, al tipo di alimentazione, alle date di ordine e assegnazione, al regime fiscale applicabile e alla presenza di optional non inclusi nelle tabelle Aci.







