Ricerca biomedica: la parità è ancora un obiettivo lontano, 9 ricercatrici su 10 affrontano ostacoli di genere.

Ricerca biomedica: la parità di genere è ancora lontana

Secondo un recente studio pubblicato sull’European Journal of Cancer Prevention, il 90% delle scienziate italiane attive nel campo biomedico ha segnalato di affrontare almeno una barriera legata al genere. In particolare, il 91% ha difficoltà a bilanciare vita professionale e vita privata, mentre solo il 17% si ritiene soddisfatta della parità raggiunta. Inoltre, il 37% ha considerato l’idea di abbandonare la ricerca. Questo studio è stato promosso dal Club Top Italian Women Scientists e sostenuto dalla Fondazione Onda ETS.

Un cammino in salita

Nonostante il successo e un elevato numero di citazioni, le donne nel settore della ricerca scientifica continuano a fronteggiare ostacoli significativi. Adriana Albini, co-presidente del Club Top Italian Women Scientists e scientific advisor dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO), ha sottolineato che le scienziate che segnalano queste difficoltà non sono figure marginali, ma professioniste di successo. Questo evidenzia che il problema non risiede nelle capacità o nella preparazione delle donne, ma nel contesto lavorativo in cui esse operano. "Il successo individuale non deve diventare un alibi per ignorare le barriere strutturali e culturali ancora esistenti", ha affermato Albini.

Il contesto attuale

I dati raccolti rivelano che, nonostante il talento e la produttività, le opportunità rimangono ineguali. In particolare, il 57% delle intervistate ha riferito di avere maggiori difficoltà nell’accesso a ruoli di leadership, il 52% ha riscontrato ostacoli nella progressione di carriera e il 39% ha segnalato la presenza di stereotipi nei confronti delle donne nella ricerca biomedica. Riguardo all’organizzazione del lavoro, il 56% delle donne ha difficoltà a disconnettersi dagli impegni lavorativi e lamenta la mancanza di tempo per sé stesse. Tra le ricercatrici con figli, il 90% ha affrontato difficoltà significative nel conciliare la cura dei bambini con la carriera, e il 72% ha prestato assistenza ad altri familiari.

Le ripercussioni

La combinazione di pressioni professionali e responsabilità familiari ha spinto il 37% delle scienziate a considerare l’idea di lasciare la ricerca o cambiare organizzazione, sebbene molte di loro abbiano scelto di continuare la propria carriera.

Le richieste delle ricercatrici

Le intervistate hanno delineato le priorità per migliorare la situazione: il 65% desidera strumenti per conciliare vita privata e lavoro, il 59% chiede una valorizzazione adeguata del contributo femminile, il 56% auspica maggiore flessibilità lavorativa, il 54% richiede politiche concrete per favorire avanzamenti di carriera e promozioni, e il 74% considera vitale aumentare la presenza femminile nei ruoli decisionali.

Verso nuovi modelli

Francesca Merzagora, presidente di Fondazione Onda ETS, ha commentato i risultati, affermando che la piena valorizzazione del talento femminile richiede un cambiamento sistemico. È necessario implementare criteri di selezione e promozione trasparenti, modelli organizzativi sostenibili e un maggiore supporto alla genitorialità e al caregiving. "Una ricerca più inclusiva è in grado di integrare diverse prospettive, innovare e rispondere meglio ai bisogni di salute", ha aggiunto Merzagora.

Il campione dell’indagine

Lo studio ha coinvolto una selezione di ricercatrici senior nel campo biomedico con un h-index pari o superiore a 60, indicativo di una produzione scientifica di impatto. Su 100 scienziate invitate, 82 hanno risposto al questionario. Queste professioniste hanno in media 32 anni di carriera e operano principalmente in università e Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) in settori come biologia, immunologia, genetica, oncologia, farmacologia, neuroscienze ed epidemiologia.

Distribuzione territoriale

Tra le 82 ricercatrici intervistate, il 53% proviene dal Nord Italia, come evidenziato dagli autori della ricerca.

Equità e opportunità

Secondo gli autori dello studio, tra cui il professor Giovanni Corso, presidente della European Cancer Prevention Organization, investire nella valorizzazione del talento femminile non è solo una questione di equità, ma rappresenta anche un’opportunità per migliorare la qualità della ricerca scientifica e dell’innovazione.

La rete di sostegno

Fondato nel 2016, il Club Top Italian Women Scientists di Fondazione Onda ETS raggruppa attualmente oltre cento scienziate italiane nel campo biomedico con h-index≥60, e si impegna a dare visibilità all’eccellenza femminile e a promuovere un modello di ricerca più equo e inclusivo.

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