
Il fenomeno dell’overtourism, o sovraffollamento turistico, mette a rischio l’equilibrio ambientale, sociale ed economico delle destinazioni. Non sono solo le spiagge e le località costiere a essere minacciate, ma anche la capacità del Mediterraneo di affrontare le conseguenze del cambiamento climatico. Questa affermazione proviene da Marevivo, la quale sottolinea che il degrado degli habitat marini, causato dall’attività umana, rende queste aree più vulnerabili a ondate di calore, perdita di biodiversità e agli effetti del riscaldamento globale. Pertanto, l’associazione evidenzia la necessità di proteggere gli habitat marini come prima linea di difesa per migliorare la resilienza del mare.
L’Italia, con quasi 477 milioni di pernottamenti previsti nel 2025, si posiziona come il secondo Paese europeo per numero di presenze turistiche, subito dopo la Spagna. Questi dati confermano l’importanza centrale del Mediterraneo nei flussi turistici in Europa. Tuttavia, questa concentrazione porta a conseguenze dirette sugli ecosistemi costieri più vulnerabili. Le ripercussioni sono già visibili: l’ancoraggio indiscriminato sulle praterie di Posidonia oceanica, l’aumento delle attività lungo le coste e altre pressioni antropiche, come la pesca a strascico, stanno degradando gli habitat marini e compromettendo la loro capacità di resistere ai cambiamenti climatici.
“Il futuro del turismo nel Mediterraneo è strettamente legato alla salute del Mediterraneo stesso”, afferma Marevivo. “Il problema risiede in un modello di fruizione del territorio che concentra milioni di visitatori negli stessi luoghi e nei medesimi periodi dell’anno, esercitando una pressione sempre più intensa su ecosistemi già fragili. Oggi abbiamo una scelta da fare: possiamo continuare a contribuire a questa pressione o impegnarci attivamente per costruire un turismo che rispetti e protegga il patrimonio naturale da cui dipende il suo stesso futuro”, dichiara Rosalba Giugni, presidente di Marevivo.
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