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Ex Ilva: Federacciai e 14 imprese italiane unite per gli impianti

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Ex Ilva: Federacciai e 14 imprese italiane unite per gli impianti

Federacciai e 14 aziende associate presentano una manifestazione di interesse per gli impianti ex Ilva

Oggi, Federacciai insieme a quattordici aziende associate ha avanzato una manifestazione di interesse per gli impianti ex Ilva, attualmente sotto la gestione di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. Questa iniziativa segue l’incontro tra i rappresentanti del settore siderurgico italiano, inclusi i vertici di Confindustria e di Federmeccanica, e il Ministro delle Imprese, Adolfo Urso. La riunione, tenutasi il 10 agosto, ha già mostrato segnali positivi riguardo alla partecipazione italiana nella gestione dell’ex Ilva. Durante un question time alla Camera, il Ministro Urso ha dichiarato: «Abbiamo ricevuto una risposta particolarmente significativa riguardo l’ex Ilva. Come indicato dal presidente Orsini e confermato dal presidente di Federacciai Gozzi, il tavolo presso il Mimit è stato giudicato serio e proficuo, creando le condizioni per valutare la creazione di una cordata italiana, promossa dal sistema industriale, per presentare una proposta che possa salvaguardare e rilanciare la produzione siderurgica a Taranto e negli impianti dell’Ilva. Questa proposta si affiancherebbe a quella di Jindal, che ha deciso di aggiornare la sua offerta in base alla recente decisione della Corte di Appello».

Il decreto in questione prevede la fermata dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto, comprendente cokerie, altiforni e acciaierie. Dopo la riunione del consiglio di Federacciai, il presidente Gozzi ha affermato: «Siamo pronti a scendere in campo. Dobbiamo ora verificare se ci sono le condizioni necessarie. Ci attiveremo con il Governo italiano nei prossimi giorni». Prima di Ferragosto, il consiglio dell’associazione aveva già conferito mandato a Gozzi di comunicare agli enti competenti l’interesse di un gruppo di aziende pronte a partecipare all’iniziativa, subordinato alla verifica di specifiche condizioni necessarie per un intervento industriale.

Questa è la prima volta, dall’apertura della gara per il rilancio dell’ex Ilva dopo la gestione della multinazionale ArcelorMittal, che si presenta l’opportunità di un’offerta organica da parte di una cordata di acciaieri italiani. Fino ad ora, in risposta ai due bandi emessi dai commissari di Acciaierie d’Italia nel luglio 2024 e agosto 2025, erano giunte solo manifestazioni di interesse isolate per impianti specifici, come quella del gruppo Marcegaglia, interessato all’impianto di Racconigi, in provincia di Cuneo, per la produzione di tubi utilizzando materie prime fornite dal siderurgico di Taranto.

«Le condizioni necessarie sono molteplici — ha dichiarato Gozzi — e riguardano la definizione del perimetro e altri aspetti. Ci occuperemo di tutti gli impianti, eccetto quelli fermi a causa del decreto della Corte d’Appello di Milano». Gozzi ha poi chiarito che «l’area a freddo sarà oggetto della nostra manifestazione di interesse e del nostro impegno. In prospettiva, si potrebbe considerare l’installazione di un forno elettrico, ma attualmente non è un’operazione industriale vantaggiosa. Attualmente le bramme sono disponibili, ma non si può garantire che lo siano anche in futuro. Pertanto, ci concentreremo solo sulla parte a freddo di Taranto, a valle delle aree a caldo, le quali richiedono comunque investimenti e ripristini per tornare operative».

Nel frattempo, le manovre per la fermata dell’ex Ilva raggiungeranno il loro apice nei 20-30 giorni precedenti la fine di ottobre. Sarà elaborato un piano specifico che sarà comunicato al Ministero dell’Ambiente e alle istituzioni competenti. Gli interventi riguarderanno non solo l’altoforno 2 e l’acciaieria 2, attualmente operativi, ma anche gli altiforni 1 e 4, che, pur non producendo in questo momento, hanno i cowpers in preriscaldo e l’alimentazione dei gas attiva. Sarà quindi necessario svuotare e inertizzare le tubazioni.

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