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L’Italia si appresta a richiedere maggiore flessibilità all’UE per il settore energetico – Aggiornamenti

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L’Italia si appresta a richiedere maggiore flessibilità all’UE per il settore energetico – Aggiornamenti

L’Italia si prepara a richiedere all’Unione Europea una maggiore flessibilità nelle regole di bilancio per favorire gli investimenti nel settore energetico. Questa richiesta, fortemente sostenuta da Roma dopo la crisi di Hormuz, è ora disponibile per tutti i ventisette Paesi membri. Le deroghe sul Patto di stabilità per l’energia verranno presentate insieme a quelle riguardanti la difesa, mentre rimane in sospeso la questione relativa all’utilizzo da parte dell’Italia degli strumenti europei del Safe (Strumento d’azione per la sicurezza dell’Europa), già riservato per un ammontare di 14,9 miliardi di euro.

In particolare, la Commissione Europea ha adottato delle linee guida operative che consentono agli Stati di attivare la clausola di salvaguardia nazionale anche per il settore energetico. La comunicazione ufficiale, contenente un elenco delle misure ammesse, è attesa a breve nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, dopo un lungo periodo di discussioni. Questo elenco è stato oggetto di un acceso confronto all’interno del Comitato Economico e Finanziario, composto da alti funzionari delle amministrazioni dei Paesi membri, delle banche centrali e della Commissione stessa. I Paesi “frugali” hanno cercato di limitare il numero di misure ammesse, mentre altre nazioni hanno difeso la necessità di uno strumento più ampio.

Secondo fonti a Bruxelles, la lista finale delle misure risulterà ridotta rispetto alle proposte iniziali. Misure come le corsie ciclabili, ad esempio, non saranno incluse, e anche gli incentivi per l’acquisto di biciclette elettriche dovrebbero essere esclusi. Ogni Stato dovrà presentare una richiesta per attivare la clausola, accompagnata da un elenco preliminare (non vincolante) degli interventi programmati per i quali si desidera ottenere flessibilità, specificando per ciascun intervento il costo stimato. La Commissione procederà a valutare l’ammissibilità di queste richieste caso per caso. Gli investimenti, secondo la visione di Bruxelles, dovranno rafforzare la resilienza strutturale del sistema energetico europeo e accelerare la transizione dai combustibili fossili. Non saranno ammesse misure compensative per l’aumento dei costi energetici, come quelle relative alle accise.

Il valore complessivo delle potenziali spese per la sicurezza energetica e per la difesa è stimato attorno all’1,5% del PIL per il triennio 2026-2028, corrispondente a circa 35-36 miliardi di euro per l’Italia, secondo i dati del Documento di finanza pubblica. Il nuovo margine per gli investimenti energetici potrebbe arrivare allo 0,3% del PIL all’anno e allo 0,6% cumulato nel triennio, pari a circa 14 miliardi di euro. Questo si aggiungerebbe allo 0,9% destinato alla difesa, corrispondente a ulteriori 21-22 miliardi di euro.

Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha già annunciato in Parlamento all’inizio del mese l’intenzione del Governo di richiedere l’intero margine disponibile. Ora spetta al Tesoro trasformare questa scelta politica in una richiesta formale, che dovrebbe essere presentata a breve. Non ci sono scadenze rigorose, sebbene la comunicazione della Commissione Europea dovrebbe indicare una data retroattiva, fissata al 15 agosto. Dopo la proposta della Commissione di autorizzare le richieste dei vari Paesi, prevista per settembre, l’attivazione delle clausole nazionali anche per l’energia dovrà essere approvata dal Consiglio Ecofin il 9 ottobre. Saranno ammesse solo le misure decise dopo il 28 febbraio 2026. Oltre all’Italia, anche la Spagna potrebbe essere interessata, con possibilità di coinvolgimento di Grecia, Portogallo, Belgio e Germania.

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