
La proposta di una doppia offerta pubblica di acquisto (Ops) avanzata da Luigi Lovaglio per Banco Bpm e Banca Generali suscita scetticismo nel mercato, generando più domande che risposte. Tra i principali dubbi vi è quello relativo alla regolamentazione: "La Banca Centrale Europea dovrebbe approvare una manovra senza precedenti, il cui ambito è ancora poco chiaro", afferma Mario Comana, professore di Economia degli intermediari finanziari all’Università Luiss, in un’intervista rilasciata ad AdnKronos. Inoltre, la decisione finale non spetterà al CEO di Mps, ma agli azionisti. Sullo sfondo, rimane la questione di Generali, in cui il 12% di partecipazione detenuto da Mps rappresenta una leva estremamente delicata.
Professore, il mercato sembra essere scettico riguardo all’ipotesi di Lovaglio per una doppia Ops su Banco Bpm e Mps.
"Sono piuttosto scettico riguardo a queste due operazioni. Per quanto riguarda Banco Bpm, non è chiaro perché i francesi di Credit, che hanno espresso riserve sulla fusione, dovrebbero ora accettare l’Ops. Per quanto concerne Banca Generali, si tratta di un discorso che non tiene conto della realtà: quando Mediobanca tentò di acquisire Banca Generali, il Leone di Trieste considerò questa partecipazione come un bene strategico, da non cedere. Non vedo motivi per cui la situazione dovrebbe cambiare ora."
E sotto il profilo regolamentare?
"È necessaria l’autorizzazione della Banca Centrale. Mps ha ottenuto l’approvazione per l’operazione su Mediobanca, ma non è scontato che possa riceverla anche per questa forma inusuale di doppia Ops. Esiste il rischio di indeterminatezza: la vigilanza potrebbe trovarsi a dover autorizzare un soggetto il cui futuro è incerto. Inoltre, bisogna considerare le regole sulla passivity rule, che richiedono una convocazione di assemblea straordinaria."
Quale potrebbe essere la reazione degli azionisti?
"È essenziale comprendere le mosse dei fondi. C’è l’incognita rappresentata da Delfin, ma è improbabile che si opponga all’offerta di Intesa. In definitiva, saranno gli azionisti, e non Lovaglio, a decidere. Le regole della passivity rule sono state concepite per garantire trasparenza. Apprezzo la determinazione di Lovaglio, ma ci sono delle asimmetrie da considerare: oggi Lovaglio sostiene che l’identità di Mps sia un valore; Mediobanca non lo era prima? Prima parlava di mercato, ora non è più il mercato a decidere?"
Come potrebbe Lovaglio sfruttare il 12% di partecipazione in Generali?
"È fondamentale chiarire cosa si intenda per ‘utilizzare’ la partecipazione in Generali. Lovaglio potrebbe certamente valorizzare il 12% detenuto, ma a quale scopo? Venderlo? E chi sarebbe disposto ad acquistarlo? Oppure usarlo come leva nelle due operazioni? Potrebbe servire a persuadere un singolo azionista a dare il consenso necessario, ma anche in questo caso si tratterebbe di una mossa delicata, in quanto potrebbe alterare le condizioni del dialogo tra gli azionisti. Inoltre, un’operazione di questo genere avrebbe natura straordinaria e potrebbe richiedere l’approvazione in assemblea. Nel frattempo, il tempo per l’operazione su Banca Intesa continua a scorrere, rendendo difficile l’utilizzo di una leva del genere senza considerare tempistiche, autorizzazioni e gli equilibri tra i vari soci coinvolti."
Ci saranno altre operazioni di consolidamento dopo la vicenda di Mps?
"Ritengo che la concentrazione nel settore bancario abbia già raggiunto un livello eccessivo. Infatti, quando una banca acquisisce un’altra, è costretta a dismettere una parte delle attività per evitare problemi con l’antitrust. Questo è un chiaro segno che la concentrazione del sistema bancario italiano è già molto elevata. L’idea che le banche debbano crescere per essere efficienti è un concetto che risale ai primi anni 2000, ma oggi non è più valido."