
Analisi delle Strategie di Luigi Lovaglio per il Monte dei Paschi di Siena
Il piano strategico elaborato da Luigi Lovaglio per il Monte dei Paschi di Siena (Mps) presenta una logica apparente: l’intenzione di ampliare la base tradizionale della banca attraverso l’integrazione con Banco Bpm, l’arricchimento delle attività finanziarie tramite Mediobanca e la creazione di un polo italiano dedicato alla gestione patrimoniale attraverso Banca Generali. Tuttavia, tra l’ideazione e la realizzazione si frappongono numerosi ostacoli. Dall’assemblea straordinaria di Siena all’incertezza riguardante Credit Agricole, fino alle complessità azionarie legate a Generali, la situazione si complica. "Sebbene l’operazione possa sembrare sensata in teoria, ho molte riserve sulla sua fattibilità. Alla fine, credo che il progetto di Intesa Sanpaolo si concretizzerà", afferma Marcello Messori, economista e docente presso diverse università internazionali, tra cui Louvain-la-Neuve e Sciences Po, nonché ex presidente delle Ferrovie dello Stato Italiane, in un’intervista rilasciata all’AdnKronos.
Qual è la sua opinione sulla strategia di Lovaglio?
Messori risponde: "In teoria, l’operazione ha una sua logica, ma nutro forti dubbi sulla sua realizzabilità".
Analizziamo la parte teorica.
"Monte dei Paschi di Siena è una banca tradizionale, con una forte presenza locale, che ha già mostrato difficoltà nell’integrare Mediobanca e sfruttarne appieno le potenzialità. Se l’incorporazione di Banco Bpm dovesse avere successo, si amplierebbe notevolmente l’attività della banca, grazie anche alle sue strutture dedicate alla gestione della ricchezza e altre attività finanziarie. Inoltre, l’acquisizione di Banca Generali potrebbe dare vita a un polo significativo nella gestione patrimoniale, ma ci sono delle criticità".
Quali sono queste criticità?
Messori sottolinea che ci sono diversi ostacoli, il primo dei quali è rappresentato dall’assemblea straordinaria di Mps, dove è necessaria una maggioranza qualificata di circa il 66%. Dopo il recente e inaspettato rinnovo dell’amministratore delegato Lovaglio, la composizione azionaria di Mps è diventata molto eterogenea. Per raggiungere il quorum necessario, sarebbe fondamentale l’allineamento tra i principali soci, Delfin e il gruppo Cartagirone, un’ipotesi che appare tutt’altro che scontata, come dimostrato dai recenti sviluppi in consiglio di amministrazione.
Lovaglio può contare sul supporto di fondi internazionali?
Messori si mostra scettico: "La situazione è complessa, come dimostra un articolo del Financial Times che definisce l’operazione come irrealistica".
Cosa dire del secondo ostacolo?
"Credit Agricole è un tema cruciale. I francesi detengono un controllo de facto su Banco Bpm e potrebbero unire le attività delle due banche, creando una dimensione significativa per il mercato nazionale e un respiro europeo grazie alla madre casa. In un nuovo gruppo, Credit Agricole si troverebbe a essere un azionista di minoranza, il che comporterebbe limitazioni significative. Mi chiedo perché dovrebbero accettare una simile posizione, considerando che in passato hanno già fatto un passo indietro in situazioni simili".
E riguardo a Banca Generali?
"Qui la situazione è ancora più complessa. Esiste un intreccio di interessi poiché il gruppo attuale, che include Mediobanca, detiene il 13,3% di Generali. Un’operazione di scambio su Banca Generali richiederebbe procedure rafforzate e l’approvazione da parte di amministratori indipendenti. Anche in questo caso, la struttura azionaria di Generali non appare sufficientemente omogenea per facilitare un’operazione di questa natura. Inoltre, ci sono ulteriori complicazioni".
Quali complicazioni?
"Ritengo che per sostenere il pagamento straordinario dei dividendi e completare le operazioni finanziarie, non basterà una semplice offerta pubblica di scambio. Lovaglio potrebbe dover cedere una parte della sua quota in Generali, il che comporterebbe tensioni significative all’interno dell’azionariato attuale".
Infine, Unicredit sembra silente.
"Finora, l’unica azione intrapresa è stata quella di posizionarsi in Generali, non tanto per una strategia a lungo termine, quanto per influenzarne l’evoluzione. Se l’operazione su Mps andrà in porto, come prevedo, Intesa Sanpaolo diventerà l’azionista di maggioranza relativa in Generali, il che spiega perché Unicredit si sia mossa in questo modo".
(di Andrea Persili)













