
Tregua per l’indotto dell’ex Ilva
Le principali associazioni rappresentative delle aziende coinvolte nell’indotto dell’ex Ilva hanno accolto l’appello del governo, decidendo di sospendere le procedure di licenziamento collettivo avviate dalle imprese la settimana scorsa. Tuttavia, questa decisione è condizionata dall’esito del Tribunale di Milano, che domani esaminerà la richiesta di sospensiva contro il blocco dell’area a caldo. Nel frattempo, l’esecutivo sta considerando la possibilità di un intervento pubblico nell’ex Ilva. Le associazioni dell’indotto hanno interpretato la sospensione delle procedure di licenziamento come un atto di "responsabilità", soprattutto in virtù delle garanzie di continuità produttiva fornite dal governo.
Durante una serie di incontri tenutisi a Palazzo Chigi con enti locali, associazioni datoriali e sindacati, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha sottolineato che l’approccio del governo non è di rassegnazione, ma di rilancio. "Il futuro dell’Ilva – ha dichiarato – sarà necessariamente orientato verso la sostenibilità e la decarbonizzazione, attraverso l’uso di forni elettrici alimentati a DRI".
Per raggiungere questo obiettivo, il governo prevede la creazione di un nuovo tavolo permanente, simile a quello istituito per il Giubileo 2025 e per gli interventi nella Terra dei Fuochi in Campania. La regione Puglia ha definito le risposte ricevute come "parziali", pur ribadendo l’importanza di mantenere un polo siderurgico decarbonizzato a Taranto. Tuttavia, i sindacati hanno espresso la necessità di misure più concrete.
"Le parole non risolvono i problemi", ha affermato Michele De Palma, segretario generale della Fiom. Fim Cisl e Uilm hanno nuovamente evidenziato l’urgenza di un indirizzo pubblico. Il governo ha aperto a questa possibilità in un incontro caratterizzato da una "grande tensione", in una situazione che persiste da oltre quindici anni, come ha sottolineato Ferdinando Uliano, segretario generale della Fim Cisl.
Resta da vedere come l’udienza del 9 settembre influenzerà le decisioni future. Domani, infatti, la Corte d’Appello di Milano esaminerà la richiesta di sospensiva presentata dalle amministrazioni straordinarie di Acciaierie d’Italia e Ilva in merito al blocco dell’area a caldo. "Se la Corte confermerà il decreto di sospensione dell’area a caldo – ha spiegato Mantovano – il governo intende trasformare questa situazione complessa in un’opportunità di rilancio".
Il piano d’azione del governo si articola su tre fronti: la gestione delle gare in corso, le misure sociali per affrontare le conseguenze occupazionali di una eventuale sospensione dell’area a caldo e i progetti di reindustrializzazione, con l’obiettivo di riassorbire la manodopera dell’ex Ilva e dell’indotto eventualmente in esubero.
Per la regione Puglia, si è trattato di "risposte parziali", ma l’esecutivo ha ribadito l’intento di mantenere un polo siderurgico decarbonizzato a Taranto. "Esiste anche un’ipotesi di scivolamento pensionistico per coloro che hanno lavorato, sia i dipendenti diretti che quelli indiretti, legati all’area a caldo del ciclo integrale", ha dichiarato il presidente della regione Puglia, Antonio Decaro.
L’incontro a Palazzo Chigi, secondo Confcommercio, ha evidenziato l’importanza di immaginare un futuro per Taranto che non sia esclusivamente legato all’Ilva. Anche Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, ha ribadito l’impossibilità di accettare soluzioni che comportino un ridimensionamento e, di fatto, una chiusura delle attività.











