Bruxelles fa chiarezza sui finanziamenti Pnrr per l’abolizione del bollo: ‘ci sono possibilità’ – Notizie

La posizione della Commissione Europea sui risparmi del PNRR

La Commissione europea ha sostanzialmente confermato l’interpretazione del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, riguardo all’utilizzo dei risparmi provenienti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Secondo il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, il PNRR "non è uno strumento basato sui costi, ma sui risultati", il che implica che il flusso dei pagamenti potrebbe non corrispondere perfettamente alle spese effettivamente sostenute dallo Stato. Questo meccanismo, ha spiegato Dombrovskis, potrebbe consentire di finanziare la sospensione del bollo auto utilizzando i fondi del PNRR.

Dombrovskis non è giunto a definire quei risparmi come "fondi nazionali" a disposizione del Governo, come affermato da Giorgetti, ma ha riconosciuto che esiste un certo margine nella gestione della liquidità. Questo chiarimento arriva nel contesto di una crescente attesa a Roma per un aggiornamento cruciale da parte dell’Istat, previsto per martedì 22 settembre, riguardante il deficit/PIL previsto per il 2025. Se il deficit scendesse dal 3,1% attuale sotto la soglia del 3% e tale dato fosse confermato ufficialmente da Eurostat il 21 ottobre, l’Italia potrebbe uscire dalla procedura per disavanzo eccessivo. Anche Giorgetti, durante un incontro a Dublino, ha espresso ottimismo riguardo a questa possibilità.

Le implicazioni di questo scenario vanno oltre il mero valore simbolico. Uscire dalla procedura per disavanzo eccessivo e rientrare nel braccio ordinario del Patto di Stabilità consentirebbe all’Italia di sfruttare in modo più flessibile la clausola di salvaguardia nazionale (Nec), richiesta per investimenti aggiuntivi in difesa e sicurezza energetica. Da un lato, il superamento del tetto del 3% del deficit/PIL per misure concordate con la Nec non attiverebbe nuovamente la procedura per disavanzo eccessivo. Dall’altro lato, ciò comporterebbe un immediato miglioramento della credibilità dell’Italia sui mercati finanziari, in un periodo di tensioni sui bond sovrani, attualmente sotto attenta osservazione nell’Eurozona.

Nel frattempo, l’esame della richiesta italiana di estendere la Nec alla sicurezza energetica sembra procedere senza particolari intoppi. Secondo fonti a Bruxelles, l’elenco delle spese presentato da Roma risulta coerente con le categorie di intervento concordate a livello europeo dai Ventisette, in collaborazione con la Commissione e la Banca Centrale Europea. La lista è attualmente in fase di valutazione tecnica, ma appare altamente improbabile che non ottenga l’approvazione.

Il via libera potrebbe arrivare già nel Consiglio Ue Ecofin del 9 ottobre, anche se la tempistica rimane incerta. A sostenere l’ipotesi di un esame senza ostacoli sono anche le dichiarazioni del ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, il quale ha indicato che alcune proposte contenute nella lettera di Elly Schlein sull’energia coincidono con le valutazioni fatte. Riguardo ai "14 miliardi di scostamento" della Nec, Pichetto ha affermato che, insieme al ministero dell’Economia, è stata elaborata una serie di azioni compatibili con le direttive dell’Unione Europea, che dovranno riguardare anche il sistema degli edifici pubblici e privati.

Sul fronte del PNRR, il chiarimento di Dombrovskis ha contribuito ad attenuare quella che era sembrata una distanza tra Roma e Palazzo Berlaymont. Giorgetti aveva sostenuto che i risparmi sui prestiti del Piano potessero essere considerati "fondi nazionali", in quanto i prestiti contratti attraverso il dispositivo europeo sono comunque ripagati dal bilancio statale, e i risparmi creerebbero spazi per altre coperture. Dombrovskis ha fatto un’apertura importante, pur precisando la necessità di rivedere quanto dichiarato da Giorgetti: "esiste un certo margine in termini di gestione della liquidità", poiché il PNRR "non è uno strumento basato sui costi, ma sui risultati". In altre parole, i pagamenti verrebbero erogati indipendentemente dalla corrispondenza esatta tra l’importo ricevuto e le spese sostenute, poiché ciò che conta sono i risultati raggiunti, il che può giustificare un certo "disallineamento".

Dombrovskis: necessità di finanziamento dell’Ucraina nel 2027

Il commissario Dombrovskis ha anche affrontato il tema del fabbisogno finanziario dell’Ucraina per il 2027, che si prevede sarà maggiore del previsto. Bruxelles si sta attivando per quantificare questo fabbisogno "in tempi relativamente brevi" e per presentare nuove proposte per farvi fronte. Tuttavia, Dombrovskis ha avvertito che Kiev ha un "margine limitato" per ricevere nuovi prestiti, a causa di problemi di sostenibilità del debito. Durante l’Ecofin informale di Dublino, il commissario ha dichiarato che l’Ucraina deve affrontare esigenze finanziarie crescenti, dovute all’intensificarsi dell’aggressione russa e al blocco del Mar Nero, che stanno gravando sull’economia del Paese.

Sebbene Dombrovskis non abbia fornito cifre specifiche riguardo al nuovo fabbisogno, ha sottolineato che è necessario attendere alcuni elementi dal Fondo Monetario Internazionale e che i team stanno lavorando a stretto contatto. "Credo che saremo in grado di quantificare il gap e di presentare proposte su come gestire la situazione relativa al 2027 in tempi relativamente brevi", ha aggiunto. Ha anche notato che le stime precedenti del FMI per il 2027 assumevano che la guerra sarebbe terminata l’anno prossimo, ma questa prospettiva sembra ora meno probabile, evidenziando "molte ragioni oggettive" per un aumento delle necessità finanziarie, in un contesto di "estrema incertezza".

Infine, Dombrovskis ha avvertito che "l’Ucraina deve affrontare problemi di sostenibilità del debito" e che vi è quindi "un margine limitato" per fornire ulteriori prestiti. Il sostegno già fornito dall’UE ha "caratteristiche molto marcate assimilabili a una sovvenzione", e lo stesso principio sarà applicato nella discussione sul nuovo fabbisogno. Nel precedente schema europeo, l’obiettivo era coprire circa due terzi delle necessità finanziarie di Kiev, lasciando il restante terzo agli altri partner internazionali. Bruxelles continua a lavorare con questi ultimi affinché "aumentino il loro impegno" e forniscano la loro quota di finanziamento.

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