
Il governo ha ridotto lo sconto sulle accise del gasolio. In risposta, Eni ha annunciato un prezzo massimo per i carburanti venduti da Enilive, valido per 30 giorni. La decisione è stata accolta positivamente da Palazzo Chigi e dalle associazioni dei consumatori, mentre Assotir non esclude uno sciopero dei camionisti contro il caro-diesel. I ministri Adolfo Urso e Gilberto Pichetto Fratin hanno convocato per l’8 ottobre le società petrolifere, con l’obiettivo di valutare un aumento della produzione delle raffinerie e contenere i prezzi.
Il 16 settembre il Consiglio dei ministri aveva prorogato la riduzione delle accise e dell’Iva sul gasolio, diminuendone però l’entità. Lo sconto, inizialmente pari a 17 centesimi al litro, è sceso a 12,2 centesimi dal 18 al 25 settembre e a 6,1 centesimi dal 26 settembre al 5 ottobre. Secondo i calcoli dell’Unione nazionale consumatori, il giorno successivo il prezzo del gasolio sarebbe passato da 2,421 a 2,482 euro al litro in autostrada e da 2,338 a 2,399 euro sulla rete stradale, con un incremento giornaliero del 2,6%. Il Codacons ha stimato un aggravio di circa 3 euro per ogni pieno.
Nel pomeriggio è arrivata la decisione di Eni, società energetica italiana sottoposta al controllo pubblico: il gruppo ha stabilito un tetto di 2,19 euro al litro per il gasolio e di 1,99 euro per la benzina venduti da Enilive. La misura entrerà in vigore il 28 settembre per un periodo iniziale di 30 giorni, con la possibilità di prolungarla fino alla fine dell’anno.
Palazzo Chigi ha espresso apprezzamento, interpretando l’iniziativa come un contributo alla riduzione del costo dei carburanti. Il vicepremier Antonio Tajani ha indicato nella collaborazione e nelle scelte di mercato la soluzione preferibile, escludendo interventi dirigistici o nuove imposte legate agli extraprofitti. La tensione, tuttavia, resta alta. Claudio Donati, segretario generale di Assotir, ha avvertito che l’associazione non può escludere uno sciopero se il governo non convocherà le rappresentanze dell’autotrasporto per discutere del caro-gasolio.
Intanto, nel pomeriggio, alcuni agricoltori hanno portato i trattori sulla via Aurelia, a nord di Roma, per protestare contro il costo dei carburanti. Il governo ha quindi deciso di incontrare giovedì 8 ottobre le società che gestiscono le 10 raffinerie italiane e le 3 bioraffinerie. Al tavolo, insieme all’Unem, l’Unione energie per la mobilità, sono stati invitati i rappresentanti di Sonatrach, Socar-IP, Iplom, KPI, Alma Petroli, Ludoil/Isab, Eni, Saras e Innovhub. L’incontro servirà a esaminare possibili modalità per incrementare la produzione nazionale dei principali prodotti petroliferi.
La mossa di Eni non ha placato le critiche dell’opposizione, che l’ha giudicata tardiva. Il senatore del Pd Francesco Boccia ha chiesto perché l’azienda non fosse intervenuta prima e perché il governo non l’avesse sollecitata, ricordando che lo Stato esercita il controllo su una grande impresa nazionale. Angelo Bonelli, deputato di Avs, ha sostenuto che il tetto fissato da Eni dimostra la possibilità di calmierare i prezzi, come richiesto dal suo partito.
Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha chiesto al governo di intervenire sugli extraprofitti delle imprese e di ridurre le accise in modo stabile, anziché limitare il provvedimento a un mese. Secondo il Codacons, il price cap comporterà un risparmio di 10,4 euro per un pieno di gasolio e di 11,2 euro per uno di benzina. L’Unione nazionale consumatori ha accolto con favore il fatto che società quotate in Borsa vadano oltre quanto realizzato dalla politica; Assoutenti, invece, ha sollecitato il governo a introdurre per legge un tetto temporaneo ai prezzi.











