
Guerra in Iran e aumento dei prezzi dei carburanti: un peso significativo per gli italiani
L’attuale conflitto in Iran e l’impennata dei costi dei carburanti stanno gravando notevolmente sulle finanze degli italiani. Secondo un’analisi condotta da Adusbef, negli ultimi sei mesi il rincaro dei carburanti ha comportato un esborso di 4,7 miliardi di euro per gli automobilisti del Paese. Solo nei mesi di luglio e agosto, la spesa per benzina e gasolio è aumentata di 1,7 miliardi di euro rispetto al 2025. Questo fenomeno ha ripercussioni anche sulle entrate statali: l’associazione dei consumatori stima che i rincari abbiano generato una sorta di tassa occulta, pari a 80 euro per ogni residente, inclusi i neonati.
Le conseguenze di questi aumenti si fanno sentire in tutti i settori. La guerra in Medio Oriente sta infatti causando significativi aumenti di prezzi e tariffe. Tuttavia, l’impatto di questi rincari non è uniforme: varia notevolmente in base alla professione e alla composizione del nucleo familiare. Il Codacons ha condotto uno studio specifico per analizzare l’andamento dei prezzi al dettaglio nel 2026 e le ripercussioni sulle diverse categorie di consumatori.
Tenendo conto dell’inflazione prevista dall’Istat per l’intero anno e considerando le spese annuali delle varie tipologie di famiglie, si stima che un pensionato che vive da solo spenderà 667 euro in più rispetto all’anno precedente, a parità di consumi e mantenendo i prezzi attuali. Per un giovane single sotto i 35 anni, l’aggravio sarà di 704 euro, mentre una coppia senza figli dovrà affrontare un aumento di 1.167 euro entro la fine dell’anno. Le famiglie monogenitoriali vedranno un incremento della spesa annuale di 976 euro, cifra che sale a 1.281 euro per una coppia con un figlio e raggiunge 1.415 euro se i figli a carico sono due.
Inoltre, il peso dei rincari varia a seconda della principale fonte di reddito della famiglia. Secondo il Codacons, basandosi sulla classificazione dell’occupazione del capofamiglia fornita dall’Istat, un disoccupato potrebbe trovarsi a spendere 701 euro in più a fine 2026. Questo aumento sale a 936 euro per una famiglia il cui reddito principale proviene da un operaio, 1.259 euro per un quadro o un dirigente, e 1.616 euro per un imprenditore o un libero professionista. Questa disparità è dovuta alle diverse capacità di acquisto associate ai vari livelli di reddito.
Nel mese di settembre, l’andamento dei prezzi monitorato dall’Istat ha rivelato alcune sorprese: tra i beni con i rincari più significativi ci sono i prodotti tecnologici, mentre si assiste a una diminuzione dei prezzi del burro e delle tariffe aeree.
In particolare, lo studio del Codacons evidenzia un quasi raddoppio dei prezzi per i supporti di registrazione (CD, DVD, chiavette USB, ecc.), che sono aumentati del 92,1% su base annua. Anche gli accessori per l’informazione e la comunicazione (caricabatterie, cover, power bank, cavi, ecc.) hanno visto un incremento del 39,6%, seguiti da computer e tablet, il cui prezzo è aumentato del 18,6%. Questi aumenti sono causati dalla situazione nello stretto di Hormuz, che ha portato a una carenza generale di componenti tecnologici, incidendo direttamente sui prezzi del settore.
Per quanto riguarda i combustibili, si è registrato un incremento del 38,5% per i combustibili liquidi, seguito da un aumento del 34,9% per il gasolio, del 21,8% per la benzina, del 20,7% per il gas distribuito tramite rete e del 19,3% per l’elettricità. Tra gli alimenti, si segnalano rincari significativi per le bacche fresche (fragole, ribes, lamponi, mirtilli), con un aumento del 17,3%, seguite dagli ortaggi a frutto (pomodori, peperoni, melanzane, zucchine) che registrano un +15,2%, e dai legumi verdi (piselli, fave, ecc.) con un +14,7%.
Al contrario, i prezzi del burro hanno subito un crollo, scendendo del 14,3% su base annua, mentre anche gli agrumi freschi hanno visto una riduzione del 6,7%. Le tariffe aeree hanno registrato un calo significativo, con i biglietti dei voli nazionali scesi del 12,6% e quelli per i voli internazionali ridotti del 4,4%, conclude il Codacons.








