Mercati in forte calo: giù azioni, obbligazioni ed euro, il Fmi mette in guardia sul debito – Notizie

La tregua è durata appena un paio di giorni, sufficienti agli investitori per approfittare degli elevati rendimenti dei titoli obbligazionari. La mancanza di prospettive sulla guerra in Iran ha però rapidamente spinto di nuovo al rialzo il prezzo del petrolio e, di conseguenza, ha fatto scendere i Treasury statunitensi, i cui rendimenti hanno raggiunto i livelli più alti dal 2002. In calo anche le Borse e l’euro, mentre si sommano l’incertezza politica in Francia, Germania e Spagna e i timori per il debito sovrano, evidenziati dal Fondo monetario internazionale.

La direttrice generale del Fmi, Kristalina Georgieva, ha indicato il principale motivo di preoccupazione dei mercati globali: lo shock energetico. Il Brent è tornato sopra i 101 dollari, avvicinandosi ai massimi dal 2022, alimentando le aspettative d’inflazione. Di conseguenza, i rendimenti obbligazionari nelle principali economie, dagli Stati Uniti al Giappone e all’Europa, continuano a salire e hanno raggiunto livelli che non si vedevano da diversi anni. Georgieva, a Singapore in vista delle riunioni del Fmi in programma la prossima settimana a Bangkok, lancia da tempo questo allarme, mentre i governi hanno tardato a concentrarsi sul problema.

A innescare le tensioni sono ancora una volta i Treasury, con il debito statunitense avviato verso i 40.000 miliardi di dollari e il rendimento del titolo decennale salito oggi al 5,72%, un nuovo massimo dal 2002. È la risposta degli investitori al segretario al Tesoro Scott Bessent, che li aveva invitati a metterlo alla prova. Le tensioni sui titoli americani trovano terreno fertile anche in Europa. Il governatore della Banca di Francia ha denunciato intimidazioni «in stile Trump», dopo essere stato accusato di «tradimento» dalla sinistra di Mélenchon per aver segnalato i rischi finanziari per Parigi. Lo spread francese è risalito a 139 punti, avvicinandosi al massimo di 159 toccato la scorsa settimana, il livello più alto dalla crisi del 2010-2012.

L’aumento del debito e un deficit fuori controllo richiederebbero una stretta sui conti pubblici, ma le decine di migliaia di persone scese in piazza chiedono l’opposto. L’Italia non è più il Paese sotto osservazione speciale, ma lo spread a 115 punti base riflette un rendimento del Btp decennale al 4,62%, a 40 centesimi dal 5%, soglia che segnerebbe il massimo dalla grande crisi finanziaria. Da qui la «grande ansia e preoccupazione» espressa dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Il governo si avvia verso una manovra improntata alla «prudenza», pur dovendo fare i conti con il maggiore debito pubblico d’Europa.

La situazione è ancora più difficile nel Regno Unito, dove il rendimento del Gilt trentennale ha raggiunto il 6,04%, il livello più alto degli ultimi 28 anni. In questo contesto, la prossima settimana il Fmi esorterà i governi ad adottare «scelte politiche molto dure», ha dichiarato oggi Georgieva. Tuttavia, né i governi europei né gli Stati Uniti di Trump, con le elezioni alle porte e pressioni contrapposte tra mercati e partiti, sembrano in grado di imporre una stretta significativa. Il quadro resta rischioso e dipende in larga misura dall’incertezza sulle possibilità di una tregua nello Stretto di Hormuz.

L’euro è sceso sotto quota 1,12 dollari, avvicinandosi a nuovi minimi da oltre due anni, segnalando i timori di un contagio dalla Francia. Gli investitori che si allontanano dalla moneta unica considerano anche il rischio che le difficoltà politiche ricadano sulla Bce, chiamata a intervenire per sostenere i mercati, come durante la grande crisi finanziaria e la pandemia, con iniezioni di liquidità. Una scelta che si scontrerebbe con la necessità, in presenza di un’inflazione elevata, di muoversi nella direzione opposta. Anche le Borse risentono di questa incertezza: Milano è la peggiore in Europa, con una flessione del 2,51%, seguita da Francoforte a -1,35% e Parigi a -1,22%. A New York, l’indice S&P perde l’1,44%. A Piazza Affari le vendite colpiscono soprattutto le banche, esposte ai Btp, e i titoli tecnologici: Prysmian arretra del 4,68% e Stm del 4,07%; in calo anche gli istituti di credito, a partire da Unicredit (-4,18%) e Intesa (-4%).

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