
Acciaierie d’Italia ha annunciato la sospensione delle attività negli stabilimenti di Taranto, Genova e Novi Ligure proprio mentre a Palazzo Chigi è in corso il confronto tra governo e sindacati sul futuro dell’azienda. In una comunicazione indirizzata al prefetto, agli enti locali e alle forze dell’ordine, la società in amministrazione straordinaria ha reso noto che da domani, 9 ottobre, si fermerà la produzione nell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto. La misura, spiega l’azienda, è legata all’esecuzione del decreto della Corte d’Appello di Milano del 27 luglio, dopo che il 5 ottobre è stata respinta la richiesta di sospenderne gli effetti.
Acciaierie d’Italia ha inoltre chiesto il ricorso agli ammortizzatori sociali. Gli impianti resteranno inizialmente in modalità di riscaldo, la cosiddetta “hot stand-by”, in attesa della pronuncia della Corte di Cassazione. Se non arriverà una decisione favorevole, il 24 ottobre verrà interrotto anche il mantenimento in riscaldo e, entro il 25 ottobre, l’area a caldo sarà spenta definitivamente, senza possibilità di riavvio. Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha criticato la scelta di annunciare la cassa integrazione a poche ore dal tavolo tra governo e sindacati, sostenendo che rischia di aumentare la tensione e di far ricadere le conseguenze sui lavoratori e sui territori. Decaro ha quindi chiesto all’esecutivo di scongiurare questa eventualità. Anche il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, ha accusato l’azienda e il governo di aggravare la situazione. Adi ha comunicato inoltre che entro il 15 novembre è prevista una fermata temporanea generale degli stabilimenti ex Ilva di Genova e Novi Ligure.
I sindaci di Genova e Novi Ligure, Silvia Salis e Rocchino Muliere, hanno definito inaccettabile l’annuncio di una serrata. Salis ha sottolineato che una simile prospettiva avrebbe conseguenze insostenibili per i lavoratori, le due città e l’intera filiera siderurgica nazionale. Il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, e quello della Regione Piemonte, Alberto Cirio, hanno giudicato molto grave la prospettata chiusura degli impianti ex Ilva di Cornigliano, Novi Ligure e Racconigi, evidenziandone l’impatto su Liguria e Piemonte e sul comparto italiano dell’acciaio, considerato strategico per lo sviluppo industriale del Paese.
All’ingresso a Palazzo Chigi per l’incontro con il governo, i sindacati hanno ribadito la loro contrarietà alla chiusura dell’ex Ilva. Il segretario generale della Fiom-Cgil, Michele de Palma, ha ricordato la responsabilità dimostrata dai dipendenti e ha chiesto che non siano loro a subire gli effetti di decisioni ed errori di cui non sono responsabili. L’Usb ha invece osservato che le scelte sulla strategia industriale nazionale non possono essere stabilite dalla magistratura.










