FMI, previsioni 2026: l’IA sostiene il Pil, Italia rallenta.

I margini di manovra sono esauriti. "In meno di sette anni, l’economia globale ha affrontato una serie senza precedenti di eventi", sottolinea Silvana Tenreyro, capo economista del Fondo Monetario Internazionale (FMI), nel nuovo World Economic Outlook (WEO) presentato durante gli Annual Meetings a Bangkok. Un insieme di conflitti, tariffe doganali e aumenti dei costi energetici sta mettendo a dura prova la crescita mondiale, prevista al 3,1% per il 2026 e al 3,4% per il 2027. L’Europa sta lottando, mentre l’Italia mostra segnali di miglioramento, seppur con una crescita rallentata. L’Eurozona si attesta all’1,1% per quest’anno e all’1,2% nel 2027, mentre l’Italia segna una crescita dello 0,8% nel 2026, scivolando allo 0,6% nel 2027. "Senza un rafforzamento della capacità produttiva e il ripristino dei margini di manovra delle politiche economiche, l’economia globale potrebbe presto superare i limiti della resilienza", avvertono gli esperti di Washington, ribadendo che non è possibile una posizione di compiacenza.

Il dato aggregato stabile nasconde una profonda riallocazione della ricchezza tra le nazioni. "La resilienza è stata disomogenea e varia notevolmente a seconda dell’esposizione delle economie alla guerra e all’espansione dell’intelligenza artificiale, portando a risultati divergenti". I Paesi senza collegamenti con la filiera tecnologica e che dipendono dalle importazioni di combustibili fossili si trovano nella situazione peggiore, affrontando costi di approvvigionamento elevati, pressioni sui tassi di cambio e una diminuzione dei redditi reali. L’Europa, e in particolare l’Italia, sono gravate da questa dinamica distorsiva, con l’industria manifatturiera colpita dall’aumento dei costi energetici. La bassa fiducia dei consumatori pesa sull’area euro. Nel frattempo, i prezzi al consumo stanno riprendendo quota. "L’inflazione globale è prevista in aumento al 4,7% quest’anno, principalmente a causa dell’aumento dei prezzi delle materie prime, per poi scendere al 4,1% nel 2027". L’orizzonte a medio termine presenta una traiettoria deludente rispetto agli standard storici, con una crescita globale attesa del 3,2% annuo tra il 2028 e il 2031, inferiore alla media pre-pandemia del 3,7%. Attualmente, trentadue economie sono responsabili del 95% della crescita globale, evidenziando una concentrazione estrema dello sviluppo economico.

La mappa del commercio internazionale sta cambiando a causa dell’instabilità geopolitica in Medio Oriente e in Ucraina. "Il reindirizzamento delle forniture energetiche, l’aumento della produzione in altri Paesi, il prelievo dalle scorte, la sostituzione con fonti energetiche alternative, comprese le rinnovabili, e una maggiore efficienza energetica hanno contribuito ad attenuare l’impatto sui mercati energetici". Tuttavia, l’architettura di emergenza presenta evidenti crepe. "La diminuzione delle scorte energetiche potrebbe permettere agli shock geopolitici di avere un impatto ancora più forte sui prezzi dell’energia". La chiusura dello Stretto di Hormuz ha bloccato una vasta parte del commercio marittimo di greggio, costringendo i flussi commerciali a deviare lungo percorsi più lunghi e costosi. I danni alle infrastrutture, gli attacchi informatici e gli eventi meteorologici estremi amplificano le disuguaglianze. L’indagine del FMI mette in luce l’impatto macroeconomico dei blocchi fisici delle forniture, capaci di generare effetti duraturi che vanno oltre le semplici tensioni sui premi al rischio. I mercati agricoli stanno vivendo una pressione costante. Le nazioni a basso reddito e le famiglie sono "particolarmente vulnerabili all’aumento dei prezzi alimentari a causa delle interruzioni nei trasporti, dell’aumento dei costi dei fertilizzanti, delle restrizioni alle esportazioni e degli eventi meteorologici estremi". I repentini aumenti dei costi di sussistenza aggravano la povertà e il rischio di disordini sociali.

I governi affrontano le attuali tempeste con risorse fiscali ridotte. "I vincoli politici sono ora ancora più severi", avverte il FMI. I costi di rifinanziamento del debito stanno aumentando nelle economie avanzate a causa delle pressioni inflazionistiche dovute a domanda e offerta. I margini fiscali, che avrebbero dovuto affrontare l’invecchiamento della popolazione e i cambiamenti climatici, sono stati utilizzati per assorbire gli shock passati. "L’interazione di maggiori costi di finanziamento con elevati livelli di debito espone a una vulnerabilità", avvertono gli esperti, un messaggio che si rivolge anche all’Italia. Da settimane, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sottolinea che la prudenza nella gestione dei conti pubblici deve essere una priorità nella prossima legge di Bilancio.

Il FMI sottolinea l’urgenza di azioni forti e deliberate per ripristinare le riserve. "La politica fiscale deve essere contenuta e aiutare a mitigare le pressioni della domanda in un contesto di crescenti rischi inflazionistici". I deficit primari rimangono sproporzionati rispetto ai livelli pre-pandemia in molti Paesi. Di conseguenza, una perdita di credibilità fiscale e monetaria nelle principali economie ridurrebbe significativamente la crescita globale entro il 2027, con un’inflazione fuori controllo. I governi, ricorda il FMI, devono evitare tagli fiscali finanziati a deficit, misure che possono sostenere l’attività nel breve termine ma che rischiano di compromettere gli investimenti e limitare la capacità produttiva nel lungo periodo.

In questo contesto, le banche centrali si trovano a dover affrontare sfide delicate, chiamate a gestire con attenzione la situazione per evitare derive pericolose. "La politica monetaria deve rimanere focalizzata sulla stabilità dei prezzi, in linea con i mandati delle banche centrali". L’orientamento deve rimanere restrittivo per garantire il ritorno dell’inflazione agli obiettivi stabiliti e prevenire effetti secondari. L’istituzione di Washington non ammette sconti e delinea una linea rigorosa. "Dove gli aumenti dei prezzi delle materie prime e gli investimenti tecnologici si sommano a pressioni inflazionistiche persistenti, la politica monetaria dovrà essere ulteriormente inasprita". L’indipendenza delle banche centrali è cruciale per il raggiungimento di questo obiettivo. Il futuro richiede una strategia globale per garantire la resilienza dell’offerta.

Sul fronte sociale, il FMI mette in guardia sulla necessità di evitare un aumento delle disuguaglianze. Pertanto, si richiede una maggiore diversificazione per rafforzare le tecnologie critiche e le energie rinnovabili, una frammentazione strategica dei partner commerciali e un incremento delle riserve di approvvigionamento in settori cruciali come energia, acqua e cibo. Le barriere commerciali frammentano le catene di fornitura e riducono l’efficienza della produzione globale. In un contesto caratterizzato da incertezze, la cooperazione internazionale diventa essenziale per armonizzare i vantaggi dell’innovazione tecnologica. Silvana Tenreyro conclude l’analisi con un appello chiaro alle nazioni: "Il nostro compito è passare dall’affrontare le emergenze alla ricostruzione, ripristinando lo spazio fiscale e la resilienza dal lato dell’offerta, aumentando il potenziale produttivo e garantendo che il prossimo decennio sia caratterizzato da crescita e prosperità condivisa". Un avvertimento che non ammette ambiguità né ulteriori attese.

Fonte originale