
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è dichiarata favorevole ad ampliare al 33% l’aliquota Irpef per i contribuenti con redditi fino a 50mila euro. Lo ha affermato alla Camera, intervenendo in replica al termine della discussione sulle comunicazioni in vista del Consiglio Ue e rispondendo al deputato del Partito liberaldemocratico Luigi Marattin.
Nel corso della replica al Senato, dopo il dibattito sulle comunicazioni relative al Consiglio europeo, Meloni ha risposto anche alla senatrice di Italia viva Annamaria Furlan, che aveva sollevato la questione del fiscal drag. Secondo la premier, le accuse secondo cui il governo avrebbe sottratto miliardi a lavoratori e pensionati sono state smentite da più analisi. Ha inoltre citato la Bce, sostenendo che le misure di sostegno al reddito adottate dall’esecutivo hanno restituito più di quanto prelevato attraverso il drenaggio fiscale, con benefici soprattutto per i lavoratori dipendenti.
Il segretario confederale della Cgil, Christian Ferrari, ha contestato questa ricostruzione in una dichiarazione all’ANSA. Il sindacato chiede da anni che il drenaggio fiscale sia neutralizzato per chi percepisce redditi fissi, ha ricordato. Ferrari ha sostenuto che i pensionati non hanno ricevuto alcuna compensazione, poiché il taglio del cuneo contributivo, poi trasformato in misura fiscale, ha riguardato soltanto i lavoratori. Anche per questi ultimi, ha aggiunto, gli interventi presentati come sostegno al reddito non avrebbero compensato le perdite: a suo giudizio, lo Stato ha finito per recuperare da una parte quanto aveva riconosciuto dall’altra.
La Cgil, ha concluso Ferrari, proseguirà la mobilitazione, a partire dalla manifestazione prevista sabato prossimo a piazza del Popolo, a Roma, insieme alla rete La Via Maestra, e in vista della manovra di Bilancio. Il sindacato intende chiedere nuovamente che l’intera struttura dell’Irpef venga adeguata all’inflazione, compresi scaglioni, detrazioni, no tax area e trattamento integrativo. In assenza di tale intervento, ha avvertito, le conseguenze ricadrebbero non solo sulle categorie rappresentate dalla Cgil, ma sull’intera economia nazionale.













