Scontro sul settore bancario. Giorgetti: «Nessuno finirà travolto». Maxi arretrati per i magistrati – Notizie

Banche e sanità sono i principali nodi ancora aperti della manovra, mentre si avvicina il momento delle decisioni. Il confronto si fa più acceso sia sul piano politico sia nei rapporti tra governo e categorie interessate. Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ha ricordato che in uno Stato costituzionale di diritto non si possono colpire arbitrariamente singoli settori. È la prima presa di posizione pubblica dell’associazione bancaria sull’intervento da 5 miliardi che il governo valuta a carico di banche, assicurazioni e istituzioni finanziarie.

La cornice della manovra è di 23,5 miliardi, poco più di 10 dei quali non dipendono dalla clausola europea di salvaguardia per energia e difesa. Le risorse sono limitate e molte delle misure allo studio potrebbero risultare alternative. Tra le ipotesi ci sono la flat tax fino a 100mila euro, sostenuta dalla Lega, e il taglio dell’Irpef per i redditi superiori a 50mila euro, a cui guardano Forza Italia e Fratelli d’Italia. Si valutano interventi sia ampi sia circoscritti, come agevolazioni per i trasporti pubblici degli studenti o un bonus sanitario destinato agli anziani.

La maggioranza dovrebbe definire le proprie scelte la prossima settimana. Nel frattempo, le opposizioni chiedono un coordinamento tra la manovra e la conclusione del Pnrr. I capigruppo del Senato hanno scritto al presidente Ignazio La Russa affinché sia chiamato a riferire il ministro competente, Tommaso Foti.

Dai documenti disponibili emergono anche alcuni dettagli sulle retribuzioni dei magistrati. In seguito a diverse sentenze del Consiglio di Stato, per l’adeguamento degli stipendi relativo al periodo 2018-2023 sarebbero previsti importi fino a 100mila euro per ciascun magistrato. Secondo una ricostruzione del Sole 24 Ore, gli arretrati potrebbero superare i 70mila euro e gli aumenti retributivi arrivare a 20mila euro l’anno, per una spesa complessiva di 970 milioni. Fonti dell’Associazione nazionale magistrati contestano questa stima, sostenendo che l’importo effettivo sarebbe pari a un quarto di quello calcolato.

Il primo fronte di confronto resta quello bancario. L’Abi respinge l’ipotesi che il settore sostenga una quota maggiore dei costi della manovra. Patuelli ha osservato che il peso delle misure non ricadrebbe soltanto sui vertici degli istituti, ma anche su investitori e risparmiatori, per i quali occorre garantire certezza del diritto. A preoccupare le banche c’è inoltre l’introduzione dell’euro digitale, che potrebbe comportare costi aggiuntivi.

Forza Italia invita alla cautela. Antonio Tajani chiede un confronto con il settore e nega che sia stata decisa una tassa sugli extraprofitti. Secondo il leader azzurro, ogni intervento fiscale dovrebbe essere valutato con prudenza e concordato, perché l’introduzione di nuove imposte potrebbe aprire la strada ad altri prelievi.

Il tema provoca tensioni anche nella maggioranza. Il senatore leghista Claudio Borghi sostiene che il contributo delle banche ci sarà, qualunque sia la definizione scelta. La Lega aveva accolto con favore il Documento programmatico di bilancio, anche per il prelievo previsto a carico degli istituti. Matteo Salvini ha inoltre espresso sostegno al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, definendo infondate le notizie secondo cui non sarebbe ricandidato alle prossime elezioni politiche.

Fratelli d’Italia rivendica che il governo Meloni sia il primo a chiedere un contributo alle banche, che a suo giudizio sarebbero state tutelate dagli esecutivi di centrosinistra. Di diverso avviso Nicola Fratoianni, deputato di Avs: secondo lui il confronto si ripete da anni e gli interventi annunciati consistono in prestiti e anticipazioni che vengono poi ampiamente restituiti.

Le parole di Giorgetti, che ha descritto l’intervento come sostenibile e privo di conseguenze drammatiche, sembrano rassicurare anche i mercati. Gli investitori scommettono su un compromesso: alla chiusura Unicredit guadagna l’1,4%, Bper e Mps l’1,2%, Generali l’1,1%, Unipol il 2,8%, Intesa e Mediobanca lo 0,9% e Fineco lo 0,8%. Tutti i titoli considerati chiudono in rialzo.

Per gli analisti di Intermonte, l’impatto della manovra dovrebbe rimanere sostenibile. Le ipotesi iniziali prevedono che circa il 30% del contributo richiesto nel 2027 derivi da un aumento della tassazione, con un incremento di 2 punti percentuali dell’aliquota Irap o Ires. Il restante 70% arriverebbe da misure temporanee e di cassa, con un effetto medio del 2,7% sull’utile per azione del 2027.

I partiti stanno definendo le proprie posizioni anche sulle altre misure. Tajani si dice disponibile a rinunciare ad alcune proposte, come la detassazione delle tredicesime, ma rilancia sul finanziamento della sanità. Tra le idee c’è una card per gli anziani, da utilizzare per prestazioni non coperte dal servizio sanitario, dalle cure oculistiche ai farmaci costosi e alle visite odontoiatriche. L’assistenza dentale gratuita riprende una proposta avanzata in passato da Silvio Berlusconi.

Il ministero dell’Economia sta esaminando anche una flat tax sugli aumenti retributivi dei giovani e sugli incrementi legati ai rinnovi contrattuali. Dal Mef precisano che la decisione spetterà ai partiti, ai vertici della maggioranza e alla presidente del Consiglio.

Sulla sanità chiedono interventi anche i presidenti delle Regioni. La commissione Salute e finanza della Conferenza delle Regioni ha richiesto 6,8 miliardi per il settore; finora le risorse previste sono meno della metà, pari a 2,4 miliardi. Il Pd giudica insufficienti gli stanziamenti. Anche Roberto Fico, presidente della Regione Campania, sollecita maggiori fondi e sostiene che la richiesta risponda all’aumento dei costi, non a pretese ingiustificate. Guido Bertolaso, assessore al Welfare della Lombardia, si augura invece che le ipotesi circolate finora siano prive di fondamento.

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