
Scioperi, blocchi e manifestazioni: la situazione in Francia
Le recenti agitazioni che stanno colpendo i principali centri urbani francesi possono essere sintetizzate nello slogan "sciopero, blocco, manifestazione selvaggia". Le richieste degli studenti, sebbene legittime, hanno preso una piega più violenta, unendosi a un ampio movimento di protesta che ricorda in parte i gilets jaunes. Questo fenomeno esprime una crescente frustrazione, sia reale che percepita, legata a una crisi sempre più acuta del potere d’acquisto.
A queste tensioni si sono aggiunti gruppi di teppisti, noti come casseurs, spesso provenienti dalle periferie più disagiate. L’evento del 17 ottobre aveva l’intento di unire i giovani manifestanti e i gilet gialli in una nuova coalizione, ma ha portato a cortei inizialmente pacifici che si sono trasformati in saccheggi, incendi e devastazioni in diverse città. Tra i danni, si segnalano attacchi a simboli del potere, come la distruzione dell’ufficio del turismo a Lione, il saccheggio della prefettura di Bordeaux, l’assalto al municipio di Marsiglia e l’incendio di quello di Limoges.
I simboli sotto attacco
Lo Stato e le istituzioni rappresentative sono oggetto di attacchi diretti. Questo scenario richiama alla mente il pamphlet di successo del 2003 dell’economista Nicolas Baverez, intitolato "La France qui tombe", tradotto in Italia come "Francia: il declino". Oggi, il paese sembra confrontarsi con le conseguenze di quel declino, iniziato con una crisi profonda che può essere fatta risalire al 2005. In quell’anno, due eventi significativi hanno segnato la storia recente della Francia: il 29 maggio, una netta maggioranza di francesi ha bocciato la ratifica del Trattato costituzionale europeo, segno di un crescente euroscetticismo e di un arretramento della Francia nel contesto politico europeo.
Nell’autunno dello stesso anno, le banlieues sono state teatro di settimane di disordini, con migliaia di auto incendiate e centinaia di arresti, evidenziando un fallimento del sistema di integrazione francese, in particolare tra i giovani di seconda e terza generazione. La presidenza di Nicolas Sarkozy, iniziata nel 2007, ha cercato di affrontare queste sfide, ma il suo attivismo non ha portato ai risultati sperati, culminando nella sua sconfitta alle elezioni del 2012 contro François Hollande, il quale, pur definendosi "presidente normale", non ha saputo affrontare le difficoltà del paese. L’elezione di Emmanuel Macron nel 2017 ha rappresentato una speranza di riforma, ma il contesto attuale dimostra che le sfide sono ancora enormi.
La via crucis di Macron
Per Macron, il mandato è diventato una vera e propria via crucis. Sebbene il presidente tenti di attuare riforme significative, in particolare nel settore economico e sociale, è stato travolto dalle proteste dei gilets jaunes nel 2018 e 2019, che hanno messo in luce le disuguaglianze territoriali e sociali. Un altro momento cruciale è stato il movimento di scioperi contro l’innalzamento dell’età pensionabile da 62 a 64 anni, una riforma ora sospesa. Questa crisi ha portato alla caduta dell’allora Primo ministro, Élisabeth Borne, e alla sconfitta di Macron alle elezioni europee del 2024, contribuendo al deterioramento del modello della Quinta Repubblica.
A partire dall’estate del 2024, la Francia si trova senza una maggioranza parlamentare, costretta a governare con un esecutivo minoritario e un presidente sempre più disilluso. Il decennio attuale è segnato da un rifiuto generalizzato delle riforme e da un’incapacità della classe politica di affrontare il declino del modello sociale francese.
Una crisi economica profonda
La situazione è aggravata da fondamentali economici preoccupanti: il debito pubblico si avvicina al 120% del PIL, la crescita è stagnante e il deficit supera il 5%. In questo contesto, i mercati finanziari temono che la Francia possa diventare "la prossima Grecia".
Inoltre, la sollevazione studentesca, pur con alcune infiltrazioni, evidenzia l’assenza di un patto generazionale tra i babyboomer, riluttanti a innalzare l’età pensionabile, e i giovani, privati di opportunità di mobilità sociale. A sei mesi da elezioni presidenziali cruciali, la politica si divide tra chi strumentalizza la protesta, come la sinistra radicale de La France insoumise, e chi stigmatizza, come il Rassemblement National di Marine Le Pen.
La leader della destra radicale ha attaccato l’estrema sinistra, ma ha anche mostrato attenzione verso il malessere di chi chiede interventi sul potere d’acquisto, un tema centrale nella sua campagna. La Francia riflette le inefficienze e i ritardi che caratterizzano molte altre realtà europee. Sebbene esistano peculiarità nazionali, la crisi francese potrebbe essere il sintomo di un contagio più ampio che colpisce l’Europa intera.








