
L’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, chiede che il peso della manovra non ricada soltanto sulle banche. Di fronte all’ipotesi di un nuovo prelievo da 5 miliardi di euro il prossimo anno e di ulteriori 5,5 miliardi nei due anni seguenti, il banchiere invita il governo a rispettare l’intesa già raggiunta: lo scorso anno, ricorda, era stato concordato un contributo triennale, al quale lui aveva dato fiducia. Messina ribadisce la disponibilità degli istituti a collaborare, come già avvenuto in passato, ma propone di coinvolgere tutte le imprese con utili superiori a 500 milioni di euro.
Il governo, sostiene, deve anche considerare che l’interesse delle banche coincide con quello del Paese. Se quest’anno gli istituti registreranno, come previsto, 50 miliardi di euro di utili, 25 miliardi saranno versati sotto forma di imposte. Anche Cassa depositi e prestiti potrebbe contribuire, secondo quanto dichiarato dal vicepremier Antonio Tajani, che tuttavia non ha precisato quale ruolo potrebbe avere la società controllata dal Mef. Va ricordato che Cdp distribuisce ogni anno un consistente dividendo al ministero dell’Economia: l’ultimo è stato pari a 1,8 miliardi. Tajani ha comunque escluso ancora una volta l’introduzione di una tassa sugli extraprofitti e ha negato l’intenzione di adottare un approccio punitivo nei confronti dei settori bancario e assicurativo.
Il vicepremier afferma inoltre che saranno tutelate le banche di prossimità, quelle di credito cooperativo e le banche popolari, per evitare che subiscano un impatto eccessivo. Annuncia poi interventi, in linea con le richieste di Forza Italia, a favore delle famiglie numerose e delle bollette delle piccole e medie imprese, attraverso un meccanismo simile all’energy release. Il sistema garantisce alle grandi aziende prezzi dell’energia calmierati in cambio di investimenti nelle fonti rinnovabili e potrebbe essere esteso anche alle imprese più piccole.
I tempi della manovra restano incerti: l’approdo è atteso la prossima settimana, ma non si esclude uno slittamento alla prima settimana di novembre. Per questo è ancora difficile capire quali soggetti saranno chiamati a contribuire alla copertura delle misure. Alberto Oliveti, presidente dell’Adepp, l’associazione degli enti previdenziali, auspica che siano infondate le indiscrezioni su un possibile apporto finanziario delle Casse. Ricorda che queste ultime pagano già un’imposta del 26% sui rendimenti degli investimenti, realizzati con un patrimonio formato dai contributi dei professionisti.
Anche il comparto energetico rivendica di aver già fornito un contributo significativo in una fase difficile. L’amministratore delegato di Enel, Flavio Cattaneo, osserva che il settore elettrico ha partecipato in misura rilevante, citando gli aumenti dell’Irap, gli sconti destinati alle famiglie con un Isee inferiore a 25mila euro e le risorse messe a disposizione del sistema.
Intanto prosegue il lavoro per individuare interventi più efficaci e meno costosi. Per la flat tax, misura sostenuta dalla Lega e applicabile fino a 100mila euro di ricavi, una nuova ipotesi, riportata dal Sole 24 Ore, prevede che oltre gli 85mila euro si mantenga l’imposta sostitutiva sui redditi, ma restino obbligatori gli adempimenti relativi all’Iva. In questo modo la misura sarebbe meno onerosa e rispetterebbe le soglie europee previste per le agevolazioni.
Il deputato del Partito democratico Roberto Morassut riferisce intanto che il fondo parlamentare per gli emendamenti dovrebbe ammontare a 300 milioni di euro. Secondo quanto riportato da Corriere.it, il ministro dell’Economia Giorgetti ne avrebbe discusso con i vertici del ministero durante una riunione. Morassut invita il governo a destinare quelle risorse al fondo affitti, soppresso, anziché a interventi definiti «mance elettorali».
Prima ancora di valutare eventuali modifiche in Parlamento, resta da avviare il confronto con le banche, che si preannuncia complesso. Il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, osserva che gli azionisti potrebbero non perdonare alla banca di aver confidato in un accordo poi non rispettato; a suo avviso, sarebbe ancora più difficile giustificare una seconda volta la stessa scelta.