
Il conto alla rovescia è iniziato, e chi intende ristrutturare il bagno o sostituire gli infissi dovrebbe prestare attenzione al calendario. Se non ci saranno modifiche nella manovra, a partire dal primo gennaio, il bonus ristrutturazioni, l’ecobonus e il sismabonus subiranno delle riduzioni: lo sconto per la prima casa scenderà dal 50% al 36%, mentre per le seconde case passerà dal 36% al 30%. Questo si traduce in una rinuncia a 2.800 euro di detrazione su un cantiere del valore di 20.000 euro. Da questo settore prende avvio la legge di bilancio da 23,5 miliardi di euro che Giancarlo Giorgetti intende presentare al Consiglio dei Ministri tra martedì e mercoledì, ribadendo costantemente la necessità di risorse: «La coperta è corta».
Bonus casa
Tuttavia, il governo non sembra intenzionato a lasciare che la situazione si deteriori. Il viceministro Maurizio Leo propone di mantenere le attuali aliquote e rilancia un ecobonus al 65% per i lavori che realmente riducono i consumi, come i cappotti termici e le pompe di calore. Mantenere in vigore l’attuale sistema di incentivi, compresi i bonus mobili, comporterebbe un costo di circa mezzo miliardo di euro. Nel pacchetto sono inclusi anche gli affitti: la cedolare secca sui contratti a canone concordato potrebbe essere ridotta dal 10% al 5%, con un risparmio annuo di oltre 400 euro per chi percepisce 700 euro al mese. Inoltre, si sta considerando di riattivare le agevolazioni per i giovani sotto i 36 anni che acquistano la prima casa, esentandoli dalle imposte di registro, ipotecaria e catastale.
Per quanto riguarda i cantieri pubblici, sono previsti quasi 8 miliardi di euro in tre anni per progetti legati a ferrovie e reti energetiche, mentre dalla Banca Europea per gli Investimenti (BEI) arriverà un prestito di un miliardo per finanziare metropolitane e treni a emissioni zero nelle grandi città.
Il taglio dell’Irpef
La questione fiscale si presenta più complessa. Il taglio dell’aliquota Irpef per il ceto medio, che estenderebbe il 33% fino a un reddito di 60.000 euro, interesserebbe 3,3 milioni di contribuenti ma comporterebbe un costo di 2,7 miliardi di euro, superiore ai fondi previsti per l’intero capitolo fiscale della manovra. Di conseguenza, l’operazione rimane in sospeso e all’interno della maggioranza si propone di attuarla in fasi, inizialmente fermandosi a 55.000 euro. Le coperture finanziarie sono fondamentali: la maggior parte proviene dalla flessibilità europea, con oltre 14 miliardi di euro in attesa di approvazione da parte di Bruxelles, mentre il resto deriverebbe da giochi, banche e assicurazioni. Il governo ha richiesto 5 miliardi agli istituti di credito, ma il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, ha avvertito che sono disponibili a trattare solo se il nuovo accordo non si riveli «privo di sostanza».
Start tax per i giovani
Un altro tema centrale per Palazzo Chigi è il supporto ai giovani. La proposta di Giorgetti è la "start tax": una tassa piatta del 5% sugli aumenti di stipendio per i lavoratori under 35, per incentivare le aziende ad aumentare le buste paga di chi è all’inizio della carriera. Tuttavia, le idee all’interno della coalizione non sono concordi. Forza Italia auspica una no tax area per i più giovani, mentre la Lega propone una flat tax per i primi anni di lavoro. I tecnici del Tesoro stanno valutando una mini Irpef per i giovani al primo impiego o un bonus in busta paga. Le aziende che assumono potrebbero ricevere una deduzione più generosa, fino al 180% del costo per le giovani madri. Anche il settore sanitario è al centro dell’attenzione, con un investimento previsto di circa 2,4 miliardi nel 2027.
La card per gli anziani
Una novità che potrebbe impattare molte famiglie è stata proposta da Antonio Tajani: una carta per gli anziani, utilizzabile immediatamente per spese legate a dentisti, oculisti e farmaci costosi non coperti dal Servizio Sanitario Nazionale, evitando di dover attendere la detrazione del 19% nella dichiarazione dei redditi dell’anno successivo. Si prevede un importo compreso tra 300 e 500 euro per gli over 75 con redditi medio-bassi, oppure un cashback sui pagamenti tracciabili. Questa iniziativa rappresenta un segnale, ma non è una soluzione definitiva. Le Regioni, alle prese con la gestione del personale e le lunghe liste d’attesa, richiedono 6,8 miliardi di euro per il prossimo anno.
Umberto Mancini









