
La crescita si è fermata nel terzo trimestre, mentre i prezzi hanno raggiunto i livelli più alti da oltre tre anni e gli stipendi continuano a perdere terreno. Secondo i dati preliminari dell’Istat, a ottobre l’inflazione è salita al 5,4%. I rincari riguardano soprattutto l’energia, aumentata del 31,4%, con le bollette sul mercato regolamentato in crescita del 59,5%. I costi dei trasporti sono aumentati del 9,3%, quelli degli alimenti freschi del 7,5%.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha definito l’impennata dei prezzi una «drammatica conseguenza» degli effetti delle guerre sulle materie prime energetiche. Secondo le stime delle associazioni dei consumatori, la spesa aggiuntiva supera i 1.500 euro per famiglia.
«Il costo dell’energia è una priorità», ha ribadito la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. In manovra, sul fronte energetico, sono previste soltanto misure strutturali, che richiederanno tempo per essere attuate. Dal primo gennaio potrebbe invece intervenire il decreto bollette, con misure di sostegno a famiglie e imprese. Il provvedimento dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri la prossima settimana.
La situazione desta preoccupazione anche al Quirinale. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha osservato che l’inflazione e l’insufficienza dei salari stanno «aggredendo» il tenore di vita dei cittadini. Anche il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta ha aperto, per la prima volta, alla possibilità di nuovi aumenti dei tassi da parte della Bce, qualora nei prossimi mesi si intensifichino gli effetti dell’inflazione e crescano i costi dei finanziamenti.
Nel frattempo, il disegno di legge di bilancio dello Stato per l’anno finanziario 2026 e per il bilancio pluriennale ha ottenuto la bollinatura della Ragioneria generale dello Stato. Il Mef lo ha quindi trasmesso alla Presidenza del Consiglio, per il successivo invio alla Presidenza della Repubblica. Il testo comprende 157 articoli. Tra le misure figurano la riduzione al 33% della seconda aliquota Irpef per i redditi fino a 55mila euro e l’aumento dell’addizionale Ires per le banche.
### Il quadro economico
Le ultime statistiche alimentano le preoccupazioni per i mesi a venire. Secondo le stime diffuse dall’Istat nel corso di una conferenza stampa, l’elevata inflazione potrebbe lasciare sul prossimo anno un’eredità pari a circa il 2%. Quest’anno, hanno precisato i ricercatori dell’istituto, l’effetto era stato limitato allo 0,1%.
La stagnazione del Pil nel terzo trimestre pesa inoltre sulle prospettive di crescita per l’intero anno. In base ai calcoli dell’Istat, il dato acquisito per il 2026 — cioè la crescita che si registrerebbe se nell’ultimo trimestre non vi fossero variazioni — resta allo 0,8%.
Diverse analisi, tra cui quella di Confesercenti, segnalano il rischio che non venga raggiunto l’obiettivo di crescita dell’1% fissato dal governo. Il Pil nel terzo trimestre è rimasto invariato rispetto al periodo precedente ed è cresciuto dello 0,8% su base annua, interrompendo le aspettative di prosecuzione della fase espansiva. Confesercenti teme inoltre che l’inflazione possa superare il 6% nei prossimi due mesi, con ricadute sulle vendite natalizie: nel trimestre finale dell’anno potrebbero andare persi 1,4 miliardi di euro di consumi.
Per Confcom, desta particolare apprensione il protrarsi delle tensioni sui prezzi dell’energia e, in misura più contenuta, degli alimentari freschi. Queste pressioni starebbero iniziando a riflettersi, seppure marginalmente, anche su altri comparti. Federdistribuzione avverte inoltre che potrebbe non essere sostenibile a lungo lo sforzo della grande distribuzione per mantenere i prezzi «significativamente inferiori» rispetto a quelli rilevati dall’Istat per il carrello della spesa.
L’accelerazione dell’inflazione in Italia, passata dal 4,2% di settembre al 5,4% di ottobre, rappresenta un’eccezione tra le principali economie europee e colloca il Paese al primo posto per aumento dei prezzi. In Spagna il tasso è rimasto stabile al 4,9%; in Francia è salito dal 3,1% al 3,4%, mentre in Germania è sceso dal 3,3% al 2,8%.
Eurostat ha diffuso anche i dati sul Pil: nell’area dell’euro la crescita è stata dello 0,4%. L’Italia, con una variazione trimestrale nulla, è tra i Paesi con i risultati più deboli; la Francia ha registrato un calo dello 0,1%, la Germania un aumento dello 0,2% e la Spagna si è confermata la più dinamica, con una crescita dello 0,6%.
In Italia, le nuove pressioni sui prezzi incidono anche sui salari. Nel secondo e nel terzo trimestre le retribuzioni contrattuali sono aumentate meno dell’inflazione, secondo i dati Istat. A settembre sono rimaste ferme rispetto al mese precedente e hanno segnato un incremento del 2,5% su settembre 2025. Si è così interrotto il recupero del potere d’acquisto, ancora inferiore di oltre il 9% rispetto al 2021.
Per il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, la questione salariale richiede risposte: i salari, ha chiesto, dovrebbero essere adeguati all’inflazione anche durante la validità dei contratti collettivi. Alla richiesta si è unito il Pd. «Anche il sistema fiscale deve essere indicizzato», ha dichiarato la responsabile Lavoro Maria Cecilia Guerra, per impedire che il fiscal drag riduca il valore di salari e stipendi. Secondo le stime ufficiali, dal 2026 questo fenomeno avrebbe sottratto 35 miliardi.
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