
Contenimento dei Prezzi dei Carburanti: Rischi per le Stazioni di Servizio Indipendenti
Contenere i costi dei carburanti è fondamentale per il benessere di famiglie e aziende, ma non è corretto trasferire tali oneri su una parte della filiera, generando così nuove distorsioni nella concorrenza. Questa affermazione proviene da Pasquale Russo, vicepresidente di Confcommercio e presidente di Conftrasporto. Dopo l’introduzione del price cap da parte delle principali compagnie, come Eni, Q8 e Ip, a partire dal 28 settembre, si evidenzia un aspetto critico: la crisi delle stazioni di servizio indipendenti, comunemente chiamate "pompe bianche". Queste ultime, dopo aver acquistato carburante a prezzi elevati, non riescono a rivenderlo ai consumatori a tariffe calmierate, portando a conseguenze significative.
Le Testimonianze: "Dovrò Trovare Altro"
Un dipendente di un distributore situato nel quartiere di Coverciano, intervistato da La Nazione, ha dichiarato: «Dovrò lasciare il lavoro, non ho altre soluzioni. Il mio titolare ha ridotto il mio orario di lavoro, il che significa meno soldi a fine mese. Con una famiglia da mantenere, non posso permettermi di continuare a lavorare qui. Sto cercando un’altra occupazione, ma non è facile».
Giulia Cardini, vicepresidente di Faib Toscana, ha sottolineato che la Toscana è ricca di stazioni di servizio indipendenti. Tuttavia, con l’introduzione del calmiere Eni, molti piccoli imprenditori sono stati esclusi dal mercato. I consumatori, infatti, sembrano aver scelto i grandi marchi. Un proprietario di un distributore indipendente nel quartiere de Le Cure ha rivelato di aver perso il 70% della clientela dal mese di settembre.
Dati Nazionali
A livello nazionale, secondo le rilevazioni di Assocostieri, dal 28 settembre si è registrato un calo medio del 29% nelle vendite delle stazioni di servizio indipendenti, con perdite stimate di circa 2.700 euro al mese per ogni impianto. Inoltre, le scorte sono state svalutate per un totale di circa 281.000 euro. Se questa situazione dovesse persistere, vi è il concreto rischio di compromettere la sopravvivenza di numerose imprese. Più del 40% delle oltre 20.000 pompe self service in Italia è gestito da operatori indipendenti, con circa 30.000 posti di lavoro a rischio, come evidenziato da Confcommercio e dalle associazioni di settore.
Russo ha lanciato un appello al governo, chiedendo il riconoscimento dello stato di crisi del settore e l’urgente convocazione di un tavolo interministeriale. È necessaria l’implementazione di misure per superare le distorsioni della concorrenza, sostenere la liquidità delle imprese, attivare ammortizzatori sociali e prevedere misure compensative per le perdite delle scorte.
Richiesta di Responsabilità al Governo
Anche Assopetroli-Assoenergia ha espresso il proprio sostegno alla richiesta di riconoscimento dello stato di crisi e ha sollecitato la convocazione di un tavolo interministeriale. In una nota, l’associazione ha sottolineato che il governo deve assumersi la responsabilità degli effetti delle misure adottate.
Secondo Andrea Rossetti, presidente di Assopetroli-Assoenergia, contenere i prezzi dei carburanti è un obiettivo condiviso. Tuttavia, egli evidenzia che il governo ha promosso questa misura, assumendosi la responsabilità di come è stata attuata. Attualmente, i vantaggi sembrano concentrarsi sulle reti delle grandi compagnie, escludendo gran parte degli utilizzatori professionali. Inoltre, molti distributori indipendenti acquistano carburante all’ingrosso a condizioni che non consentono loro di replicare i prezzi praticati dalle compagnie alla pompa.






