
Le associazioni imprenditoriali, incluse quelle di industriali, banche, assicurazioni, piccole e medie imprese, cooperative, artigiani e commercianti, hanno concordato un’intesa durante una lunga riunione tenutasi martedì scorso, focalizzata sulla “misurazione della rappresentanza datoriale”.
Il documento, visionato dall’ANSA, stabilisce criteri sia qualitativi che quantitativi, condivisi da tutti i partecipanti, per garantire una “corretta perimetrazione dei campi di applicazione contrattuale”. Questo è considerato fondamentale per identificare il contratto collettivo di riferimento, basandosi sul peso rappresentativo dei sottoscrittori. Inoltre, si sottolinea come sia “necessaria” una selezione più trasparente e rigorosa delle parti sociali, anche per scopi istituzionali. Ciò include la partecipazione ai tavoli di confronto e consultazione con le istituzioni e altri enti competenti, come nel caso dei dialoghi con il governo o i ministeri.
Successivamente al decreto del Primo Maggio, l’accordo si inserisce nel percorso verso una “contrattazione di qualità”. Come piattaforma condivisa, identifica anche il contratto da adottare come riferimento per stabilire il ‘salario giusto’, che deve essere legato al dato del Tec, il trattamento economico complessivo. Si sostiene che questo non debba necessariamente avere carattere erga omnes; anche un contratto che offra un trattamento economico e normativo equivalente dovrebbe garantire l’accesso a tutti i benefici di legge.
Con l’approvazione da parte degli artigiani, si è evitato il rischio di una frattura tra le associazioni imprenditoriali, pur mantenendo alcune divergenze dopo la netta divisione emersa nella riunione di martedì scorso.













